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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Malagiustizia

"Casa mia pignorata per una macchia d'umido": il perfido intreccio fra politica e giustizia

Un processo iniziato per un macchia d'umido in una casa e finito con il pignoramento di un'altra. Fra conflitti d'interessi, costi assurdi e stranezze: "Una storia di ordinaria ingiustizia"

LECCE - Un calvario lungo dodici anni. Aule di tribunale, avvocati, un lavoro che se ne va e i soldi che non ci sono per pagare un debito "ingiusto". E, conclusione "naturale" di tutto, una casa strappata da un tribunale che non sa aspettare, che non vuole aspettare. Ma davvero, allora, alcuni cittadini sono più "uguali degli altri" davanti alla legge?

Ad ascoltare la storia di una donna leccese (che preferisce restare anonima) sembrerebbe di si. "Dopo essermi laureata in una città del Nord - scrive la donna in una lettera "sfogo" - decido di tornare a vivere nella mia città al Sud. Compro una casa in un condominio, ignara che nell'appartamento sotto al mio abiti un politico molto noto in città". 

Politico che, secondo quanto racconta la donna, le trasformerà la vita in un inferno. "Durante un inverno innaturalmente piovoso - racconta la signora nella lettera inviata in redazione -  un tubo del muro condominiale tra il mio appartamento e quello adiacente si rompe. Il risultato di tale combinazione è una macchia d'umidità sul soffitto di una veranda che il noto politico ha creato nel suo appartamento".  

La signora immediatamente cerca di capire da cosa può dipendere la macchia d'umidità nell'appartamento al piano inferiore ed è convinta di potere discutere con il vicino fino a trovare una soluzione. E, invece, "abituato alle maniere del più forte, il noto politico adisce le vie legali, senza neanche preoccuparsi di mandare una lettera di avvertimento all'amministratore del condominio o a me". 

La sfortunata coinquilina, intanto, ha individuato il tubo rotto e ha provveduto a farlo sistemare. "Tanto che - ricorda la signora - la macchia d'umidità nella casa al piano inferiore aveva cessato di crescere". Ma tant'è: la macchina della giustizia si è ormai messa in moto. 

Dopo una visita al condominio di vigili in tenuta ufficiale, il tribunale "nomina un'esperto", un Ctu che dovrà provvedere ai rilievi. Ed è proprio qui che cominciano le prime stranezze. "Il Ctu nominato - sostiene la signora che ha fatto ricorso per questo aspetto - è figlio di un famoso costruttore che lavora per il Comune. Lo stesso Comune nel quale il noto politico è assessore,ma nessuno vede il conflitto di interessi". "Non viviamo forse in Italia" si chiede amareggiata la signora. Ma per quanto già tragica, la situazione sta per precipitare definitivamente.   

"Ovviamente - continua il racconto della signora - il Ctu scrive una relazione in cui ignora completamente il fatto che le due parti vivano in condominio e dà la colpa della macchia esclusivamente a me, chiedendomi, nonostante io sia priva di un lavoro e quindi di reddito, tutte le spese delle sue salate perizie"

A questo punto, la donna prova a reagire. Ma inutilmente. "Il mio avvocato impugna la richiesta di risarcimento perché è carente in fatto e in diritto: si sta parlando non di due case isolate, ma di due case in condominio. Le parti coinvolte sono parti comuni ai sensi dell'articolo 1117 del cc. Assurdamente, però, il tribunale rigetta tale richiesta. E fa di più: le uniche perizie cui decide di dare credito sono quelle del Ctu, mentre le 'mie' perizie vengono totalmente ignorate". 

Intanto, il noto politico, che ha occupato anche poltrone "alte" in città, ha già da tempo risolto il problema con la macchia d'umidità. Ma, ancora non è soddisfatto. E l'ultima, tremenda, beffa per la signora è dietro l'angolo. 

"Passano dodici anni - spiega la signora - e arriva la sentenza di primo grado: un giudice decide che ho torto. Non importa nulla né del condominio, né del tubo rotto, né del conflitto di interessi fra gente che lavora per lo stesso Comune: io ho torto". In quei dodici anni la signora, che ora attende l'esito dell'appello, ha pagato tutte le spese al Ctu e, essendo disoccupata, non è in grado di pagare le spese del processo, che dai duemila euro iniziali sono arrivate a 14mila euro. Così, "i giudici dispongono l'immediato pignoramento della casa, mio unico bene". 

E le motivazioni date, in sede non ufficiale, dai giudici all'avvocato della donna, lasciano la signora ancora più perplessa: "Al mio avvocato - dice con amarezza - rigettando il ricorso per annullare il pignoramento della casa, i giudici hanno spiegato che 14mila euro non sono nulla, e che è bene pagarli". Dunque: la casa resta pignorata e, in mancanza di variazioni di giudizio, sarà venduta all'asta per ricavarne quattordici mila euro. 

"Così il noto politico avrà i suoi soldi e io mi aggiungerò alla lunga lista di persone che in Italia hanno avuto la sfortuna di andare a vivere nel condominio sbagliato. E che potranno raccontare storie di ordinaria ingiustizia. Peggio per me". 

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