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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Giustizia

Caso Magherini, Amnesty scrive ad Alfano: "Basta impunità"

La ong scrive al ministro degli Interni, preoccupata che le indagini possano essere alterate, dopo che la famiglia dell'ex calciatore ha presentato il 9 giugno un esposto. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty, ci spiega le ragioni della lettera

Poco tempo fa i familiari di Riccardo Magherini hanno presentato un esposto in procura a Firenze per segnalare i lati oscuri che, a loro avviso, avrebbero caratterizzato l’indagine sulla morte del 39enne ex calciatore, avvenuta durante un arresto il 3 marzo. Fabio Anselmo, legale della famiglia, ha spiegato le ragioni dell'azione legale:
 

Più testimoni hanno sporto denuncia riferendo anomalie riguardo alla loro esclusione, in più sono state rilevate alcune lacune. Si tratta di alcune telefonate mancanti nei file consegnati dalla procura rispetto a quelli avuti direttamente dal 118. Una in particolare non coinciderebbe mentre altre due mancano per intero


Un fatto che ha preoccupato anche l'organizzazione internazionale Amnesty International, che ha deciso di scrivere una lettera sul caso al ministro degli Interni Angelino Alfano, chiedendo chiarimenti proprio su quanto si legge nell'esposto. Riccardo Noury, portavoce dell'organizzazione non governativa, ci ha spiegato le ragioni di questa scelta:

"E' una preoccupazione alla luce dell'esposto presentato dalla famiglia il 9 giugno. Amnesty non è in grado di verificare direttamente ma quello che vi è contenuto fa pensare che qualcosa non quadra. Così abbiamo pensato di chiedere al ministro degli Interni per scongiurare una piega che le indagini potrebbero prendere, ovvero che manchino di imparzialità e approfondimento"

Spesso Amnesty si è occupata di tortura. Avete anche lanciato recentemente una campagna internazionale e a livello nazionale spesso avete chiesto di introdurne il reato nei nostri codici. Credete che questo sia l'ennesimo caso di tortura nel nostro Paese?

"Le indagini sono in corso, quando arriveranno le conclusione se dovesse emergere questo quadro anche noi potremmo dire che c'è stato un'ulteriore caso di violazione dei diritti umani. Per ora sembra che siamo al confine tra tortura e uso eccessivo della forza, che comunque ha una sua gravità. Quello di cui siamo sicuri è che ci sono una serie di casi che chiamano in causa le forze di polizia, non puniti in maniera adeguata proprio per la mancanza del reato. Finché non ci sarà mancherà anche un principio importante di prevenzione: lo scopo dell'introduzione del reato non è solo punitivo ma anche quello di creare una garanzia preventiva a beneficio delle persone che ne sono state vittime. In realtà sarebbe a beneficio anche delle forze di polizia perché toglierebbe loro uno stigma che è ingiustificato. Che la polizia tortura non è vero. Ma finché non c'è il reato non è garantito. C'è però chi si è macchiato che è rimasto in servizio e non è stato sospeso. Insomma stiamo girando intorno a una parola che chi si occupa di questi temi come noi di Amnesty incontra spesso: impunità"

Pensate che sul tema della tortura ci sia maggiore interesse o consapevolezza da parte della società civile e delle istituzioni?

"All'interno della società civile la sensibilità è alta. Si può prendere un gruppo di persone per strada e chiedere loro se sia necessario introdurre il reato. Spesso risponderanno sì, anche perché purtroppo spesso un loro familiare ne è stato vittima. Quello che manca da 26 anni è la sensibilità delle istituzioni: per un quarto di secolo c'è stata una tendenza a proteggere la polizia come se introdurre il reato fosse un'ammissione di colpevolezza. Una solidarietà trasversale che ha impedito sviluppi importanti sul piano legislativo. A pochi giorni dalla giornata internazionale per le vittime di tortura (che si svolge ogni anno il 26 giugno ndr) noi in Italia arriviamo con un progetto di legge che ancora è da calendarizzare alla Camera. Insomma dell'atteggiamento delle istituzioni non possiamo dirci soddisfatti"

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