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Domenica, 28 Novembre 2021
Caso Magherini

Magherini: "Mio figlio in cella frigorifera, come un pezzo di carne"

A sei mesi dalla morte di Riccardo Magherini il padre Guido scrive al ministro della Giustizia Andrea Orlando: "Se fosse stato suo figlio che avrebbe fatto lei?"

E' una lettera carica di rabbia ma anche di determinazione. Non ha scelto a caso il destinatario, le parole e il tono. A scrivere è Guido Magherini, padre di Riccardo, morto sei mesi fa dopo un fermo dei carabinieri, più volte definito "fuori procedura". A ricevere la lettera è il Guardasigilli, Andrea Orlando.

Non è una commemorazione: i sei mesi dalla morte di Riccardo sono un pretesto per ricordare che il corpo dell'ex calciatore non è ancora stato sepolto:

Sono compiuti ben sei mesi dalla morte di Riccardo Magherini e nulla fa la procura di Firenze, mentre mio figlio continua a stare inutilmente in una cella frigorifera, come fosse un pezzo di carne senza alcuna dignità ed immeritevole di umana pietà. Mentre lei parla di accorciare i processi al corpo di mio figlio è stata negata ogni dignità

Parole dure e amareggiate, forse stanche, ma comunque determinate, mai arrendevoli:

Riccardo Magherini, colpevole di nulla, giace morto, senza alcun rispetto, in una cella frigorifera nell'imbarazzo di chi non sa come fare per dare verità e giustizia alla sua vita prima e alla sua morte poi.


Nella lettera alcuni passaggi spiegano meglio perché tanta amarezza: la vicenda del corpo senza vita di Riccardo è simile alla vicenda giudiziaria di quello che è stato definito "caso Magherini", complessa e interminabile. Il cadavere è stato sottoposto ad autopsie ed esami tossicologici, poi sembrava che finalmente si potesse seppellire. Invece:
 

Il corpo di mio figlio è stato poi risequestrato da quel pm che ne aveva prima autorizzato la sepoltura. Il tossicologo, non pago, ha poi fatto nominare da quel PM un'altra professoressa in suo aiuto di comprovata professionalità e autorevolezza per difendere le proprie tesi da tutti smentite. Si è però dimenticato di scrivere nella richiesta che si trattava della propria moglie. Sì, proprio di sua moglie.

Così, dopo aver spiegato la vicenda, Guido arriva a un'amara conclusione:

Ma io le chiedo: ma se si fosse trattato di suo figlio che avrebbe fatto lei? Faccia qualcosa, rivolga il suo sguardo quaggiù, verso di noi, normali cittadini e ci dica qualcosa. Io, francamente , non so più cosa pensare e a quale santo votarmi. Ma, si sa, noi non contiamo niente.

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