Giovedì, 26 Novembre 2020

Cesare Battisti resta in carcere, respinta la richiesta dei legali

L'ex Pac aveva chiesto di andare agli arresti domiciliari a casa dei parenti per il timore di essere contagiato. Torregiani: "Se fosse uscito avrebbe creato danni morali e politici"

Cesare Battisti

Resta in carcere l'ex terrorista rosso Cesare Battisti. I giudici del tribunale di sorveglianza di Cagliari, come apprende l'Adnkronos, hanno rigettato la richiesta di scarcerazione dell'ex super latitante dei proletari armati che nei giorni scorsi aveva chiesto di andare agli arresti domiciliari a casa dei parenti per il timore di contagio a causa dell'emergenza coronavirus. 

L'ex terrorista sta scontando l'ergastolo nel carcere di Oristano dopo l'estradizione in Italia un anno fa dove si trova in isolamento. Secondo l'avvocato Battisti soffrirebbe di diverse patologie: da qui la richiesta di beneficiare delle misure alternative alla custodia cautelare in carcere. I giudici però hanno detto di no. 

Il figlio di una vittima: "Se fosse uscito..."

"Ci ha provato, com'è giusto che sia dandogli la possibilità, lo avrei fatto pure io. La fortuna è stata che si sono accorti di questo errore clamoroso fatto dal ministero di Grazia e Giustizia in tempo da non creare altre problematiche. Ma se Battisti fosse stato nella lista di quelli pronti a uscire, avrebbe creato dei grossi danni, politici più che morali". Così, all'Adnkronos, Alberto Torregiani, figlio dell'orafo Pierluigi ammazzato a Milano il 16 febbraio 1979 dai Proletari Armati per il Comunismo.

Sulla possibilità che Cesare Battisti sarebbe potuto uscire, avendo richiesto i domiciliari - poi negati dai giudici del tribunale di sorveglianza di Cagliari, dice: "Il rischio ci poteva essere ma a quel punto sarebbe stato voluto. Trovo assurdo anche aver dovuto creare un decreto per poter riportare in carcere i mafiosi che loro stessi hanno liberato". "E' proprio il sistema politico ad essersi dimostrato sgangherato e incapace di gestire le situazioni. Nessuno si aspettava che si arrivasse a questo. Succede quando si scrivono decreti, leggi senza ragion dovuta".

"Le cose si fanno senza neanche ragionare - continua Torregiani che, nell'agguato al padre, venne colpito da un proiettile alla colonna vertebrale, rimanendo paralizzato - Qui non stiamo parlando di detenuti semplici, ma casualmente solo boss, 41 bis, personaggi noti. Non è tanto il fatto che Battisti abbia presentato richiesta di scarcerazione a farmi indignare, ma che qualcuno accetti tali richieste. Non del povero disgraziato che può inventarsele tutte per uscire o star meglio in carcere: dobbiamo scandalizzarci - aggiunge - che qualcuno lì fuori prima ha fatto fare l'evasione dei poveri cristi e poi ha messo giù una lettera di richiesta per fare uscire solo certi detenuti. Ci troviamo un ministro che non guarda a queste cose, che non ha nemmeno chiesto scusa a noi vittime, firmando un decreto in fretta e in furia per correre ai ripari in una situazione irreparabile. Fosse veramente uscito cosa avremmo dovuto fare noi? E' dissacrante".

La conferma dell'ergastolo

Lo scorso 19 novembre l'ex Pac si è visto confermare la pena dell'ergastolo dalla Corte di Cassazione. I 'supremi giudici' hanno infatti dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla Difesa del terrorista contro l'ordinanza con cui, il 17 maggio 2019, la Corte di assise di appello di Milano aveva negato la commutazione della pena dell'ergastolo in quella di trent'anni di reclusione.

Visti e considerati gli anni già scontati in carcere in passato, Cesare Battisti potrà accedere ai benefici penitenziari (permessi premio, ad esempio) tra meno di quattro anni. Spetterà alla magistratura di sorveglianza valutare se e quando Cesare Battisti potrà godere dei benefici.

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