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Lunedì, 15 Aprile 2024
Cronaca

Cesare Battisti minaccia (di nuovo) lo sciopero della fame: "In questo carcere condizioni vergognose"

Lʼex terrorista dei Pac chiede al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria "una sistemazione degna di un Paese civile"

"Oltre ad essere spiccatamente punitivo sotto tutti gli aspetti, il mio trasferimento a Guantanamo Calabro equivale ad una condanna all'isolamento ininterrotto, dato anche l'impossibile contatto con i membri dell'Isis o supposti tali". Lo scrive il terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo) Cesare Battisti in una lettera scritta a mano, nella quale non esclude di riprendere per protesta lo sciopero della fame.

La lettera di Cesare Battisti dal carcere: "Condizioni insostenibili"

Cesare Battisti ha fatto pervenire il suo documento al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, tramite l'avvocato Gianfranco Sollai, scrivendo dal carcere di Corigliano Rossano (in provincia di Cosenza), dove è detenuto nel reparto di alta sicurezza. L’ex leader dei Pac è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di quattro persone.

"Voglio sperare che il Dap - scrive nella sua lettera - trovi per me una sistemazione degna di un Paese civile, senza costringermi a riprendere lo sciopero della fame. Già che è preferibile finirla in un mese, con la gioia dell'ipocrisia nazionale, piuttosto che agonizzare un anno in condizioni vergognose e insostenibili". "Dopo l'isolamento forzato di Oristano - si legge ancora nel documento - sono qui sottoposto a un regime di gran lunga più restrittivo. Il mio spazio vitale è stato ridotto ai minimi termini di sopravvivenza. In un clima di estrema tensione e ordinaria intimidazione, sorvegliato a vista e costretto all'ozio forzato in una cella di un terzo inferiore allo spazio della precedente, sprovvista di suppellettili indispensabili. Mi è stato confiscato il computer impedendomi di fatto di svolgere la mia attività di scrittore e concludere il mio ultimo lavoro rimasto in memoria".

Cesare Battisti si lamenta del cibo in carcere: "Scarso e di pessima qualità" 

E ancora: "A una mia richiesta, è stato provocatoriamente risposto che non risulta alle autorità una mia professione che implichi la disponibilità del computer o di altro materiale didattico. Come se non bastasse, mi è stata applicata una feroce censura. Questa non già per la supposta 'fitta attività epistolare eversiva' (sic), come pretende il vergognoso provvedimento, al quale nessuno può seriamente credere, bensì con il chiaro obiettivo di impedirmi di interagire con le istanze esterne, culturali e mediatiche, grazie alle quali starei guadagnando consensi democratici e garantisti,di fronte alla vendetta dello Stato". 

Chi è Cesare Battisti, catturato a gennaio 2019

Cesare Battisti, nato nel 1954 a Cisterna di Latina, è stato condannato a due ergastoli in Italia in contumacia - era evaso dal carcere nel 1981 dopo la condanna a 12 anni in primo grado - per quattro omicidi avvenuti alla fine degli anni Settanta: due compiuti materialmente e due in concorso con altri. Arrestato la prima volta a 18 anni a Frascati dopo una rapina, era poi stato arrestato per un sequestro di persona e poi per l'aggressione ad un sottoufficiale dell'esercito. Nel carcere di Udine conobbe Arrigo Cavallina ed entrò a far parte dei Proletari armati per il comunismo, un gruppo eversivo responsabile di rapine a banche e supermercati e anche di alcuni omicidi. Catturato a gennaio 2019 a Santa Cruz, una città al centro della Bolivia, aveva fatto perdere le sue tracce a dicembre 2018 dopo che era stato spiccato nei suoi confronti un ordine di cattura.

L'arrivo in Italia di Cesare Battisti (FOTO ANSA)

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