Giovedì, 17 Giugno 2021
La storia

Fa la chemio, non apre all'Inps: così Chiara si ribella e vince

La storia di Chiara Dossi, malata di tumore: non apre la porta a un controllo dell'Inps e viene convocata. Ora è stato varato un protocollo a suo nome per evitare le visite fiscali ai pazienti con malattie gravi documentate

TRENTO - Una mattina del maggio scorso gli ispettori dell'Inps bussano alla sua porta per la visita fiscale. Quel giorno Chiara Dossi, sociologa 38enne di Arco in provincia di Trento, non sente il campanello. Malata di cancro e sottoposta a chemioterapia, ha ricevuto un richiamo formale per un accertamento: l'Inps le ha recapitato una lettera intimandole di presentarsi alla sede centrale di Trento. Il motivo? Quando i medici hanno bussato alla sua porta nessuno ha aperto.

Indignata, Chiara scrive un post su Facebook in cui racconta quanto successo e chiede il sostegno degli amici:

Io ero in casa, ma il campanello non ha suonato o io non l'ho sentito. Dite che non l'abbia sentito perché ho fatto una chemio due giorni prima e di solito i due/tre giorni successivi li passo abbracciando la tazza del cesso o, in alternativa, il cuscino? Ma cosa pensa l'Inps, che i giorni dopo una chemio, con una diagnosi del genere, con una malattia grave, con un PICC in un braccio vada a ballare la lap dance? Con che coraggio, con che coscienza si fanno controlli di questo tipo?

"CARA INPS..." - Ad aggravare la situazione è la stessa condizione di Chiara, che ha scoperto di avere il linfoma di Hodgkin dal mese di febbraio: i medici le sconsigliano di andare fino a Trento, di stare a contatto con troppe persone in ambienti chiusi a causa dell'indebolimento delle sue difese immunitarie. "Cara Inps - aggiunge la donna sul social network - io lunedì avrò (ma voi sicuramente lo saprete meglio di me) neutrofili e globuli bianchi a terra, ci sarà sicuramente lì qualcuno pronto a firmarmi una dichiarazione che si assume tutte le responsabilità eventualmente derivanti dal farmi guidare da Arco a Trento, farmi rimanere in un posto pubblico chiuso con i neutrofili e globuli bianchi in calo? Io arrivo con la dichiarazione già scritta... poi vediamo!".

UNA BATTAGLIA PER I MALATI - Chiara però a Trento non è mai andata, perché la sua storia in poche ore ha fatto il giro del web: "Il mio post è arrivato a consiglieri provinciali e altri politici locali che conosco, ho cominciato a ricevere chiamate, proposte di aiuto", racconta al Corriere della Sera. La sua storia non era più qualcosa di personale, ma una battaglia che poteva servire agli altri malati. E alla fine l'Inps ha dovuto "cedere". Marco Zanotelli, direttore regionale dell'Inps, è andato a casa di Chiara per definire i particolari del protocollo che prenderà il suo nome: il "protocollo Chiara", appunto. In Trentino da oggi i pazienti con malattie gravi documentate - ad esempio i malati oncologici - sono esentati dalle visite fiscali: le persone gravemente malate potranno essere libere anche di uscire di casa esentate dai controlli medici domiciliari se non possono lavorare "per lo stato avanzato della malattia o perché hanno in corso trattamenti salvavita o terapie particolarmente debilitanti".

"Non so se li ho spaventati con quel che ho scritto su Facebook - racconta al Corriere della Sera - o se ho trovato le parole giuste per portarli sulla mia strada, fatto sta che dopo la mia sfuriata tutto è cambiato, come per magia. E adesso mi sembra davvero incredibile che sia stata io a far cambiare le cose in così poco tempo". Chiara ha vinto la "sua" battaglia. Ora anche il Parlamento sta discutendo una legge che possa estendere a tutta Italia un protocollo simile, per far sì che nessun medico bussi alla porta di un malato grave per una visita fiscale.
 

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