Non solo Imu, la Chiesa sarà esentata anche dalla Service tax

Gli immobili di proprietà ecclesiastica – e delle organizzazioni senza fini di lucro – continueranno ad essere esentati dal pagamento dell’imposta sulla casa: un "trattamento di favore" che va avanti dal 1992

ROMA - Dal 1992 al 2013, molto probabilmente il 2014, e poi fino a quando? La storia dell'esenzione dal pagamento della tassa sulla casa per gli immobili di proprietà ecclesiastica inizia nei primi anni Novanta, quando nacque quell'imposta, allora chiamata Ici, poi diventata Imu, Service tax, Trise.

Cambiano i nomi e le sigle, ma non la sostanza: tutti gli immobili di propietà degli enti ecclesiastici, compresi quelli in cui si svolgono attività commerciali (case di cura per anziani, pensionato per studenti ecc), non pagavano una lira, non pagano e non pagheranno un euro. Con la trasformazione dell’Ici in Imu, sembrava che l’esenzione potesse essere abolita: si sarebbero dovute delimitare le superfici in cui venivano svolte attività sociali e di culto da quelle destinate ad attività commerciali, per esentare le prime e far pagare le seconde. L'esenzione è rimasta in vigore.

Che questi immobili continuino ad essere esentati anche nell'anno che verrà lo si intuisce dalle parole del premier Enrico Letta. Presentando la nuova Service tax - l'imposta che dovrebbe sostituire ed inglobare una serie di tasse locali, da quelle sulla casa (appunto l’Imu) a quelle sulla spazzatura (Tarsu) - Letta ha detto chiaramente: "C'è tutto il tema dei locali legati alle attività non profit del terzo settore (compresi quindi gli immobili di proprietà ecclesiastica) che sono stati pesantemente penalizzati dall’Imu. Nella Service tax vogliamo completamente alleggerirla perché crediamo che questo passo sia importante".

Luca Kocci, giornalista e autore del libro "La Chiesa di tutti. L’altra Chiesa: esperienze ecclesiali di frontiera, gruppi di base, movimenti e comunità, preti e laici "non allineati" (edito da Altreconomia), ha analizzato la storia "lunga e travagliata" dell'esenzione.

Una storia che sembra non avere "colore politico", nel senso che il trattamento di favore alla Chiesa di Roma viene da governi di centrosinistra e di centrodestra. E' così?

Da Prodi a Berlusconi, passando per Monti, l'esenzione permane da due decenni. Silvio Berlusconi (presidente del Consiglio) e Giulio Tremonti (ministro dell’Economia), al governo nel 2005, modificarono la legge: erano esentati dall’Ici tutti gli immobili di proprietà ecclesiastica in cui si svolgevano anche attività commerciali purché "connesse a finalità di religione o di culto". Un condono tombale. Poi vennero Prodi e Bersani (ministro dello Sviluppo economico): un'esenzione più "soft" ma sostanzialmente confermata. Lo stesso con il governo Monti e ora con Letta. L'esenzione rimane per tutto il 2013.

E l'anno prossimo?

Dalle parole di Letta si intuisce che non ci saranno cambiamenti. A meno che le esigenze di bilancio non costringano il governo a tornare sui suoi passi...

Se è impossibile quantificare con precisione il patrimonio immobiliare della Chiesa in Italia, si può fare una stima sulle mancate entrate dello Stato dovute all'esenzione?

L’Associazione nazionale dei Comuni italiani calcola che le mancate entrate dovute all’esenzione ammonterebbero ad una cifra fra i 400 e i 700 milioni di euro annui. E' una stima approssimativa.

"I conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare soldi". Lo ha detto Papa Francesco durante la sua visita al Centro Astalli di Roma lo scorso settembre. Solo buona comunicazione o tanta sostanza nelle parole del nuovo Pontefice?

Al momento quella del Papa è solo un'affermazione, non c'è un atto concreto. Il Vaticano è direttamente proprietario di immobili, attraverso l'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) e Propaganda Fide (la Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli). Apsa e Propaganda Fide, come atto concreto, potrebbero rinunciare a questo privilegio per qualche loro immobile di pregio.

"Vista dal basso è tutta un'altra Chiesa" è un po' il senso del libro da te scritto con Valerio Gigante. Che Chiesa è questa?

E' la Chiesa di tutti, quella lontana dalla Chiesa cattolica intesa come struttura unitaria, come gerarchia e istituzione ecclesiastica. Pensiamo alle esperienze ecclesiali di frontiera, a quei gruppi di base e comunità in dissenso con le posizioni del Vaticano e che rivendicano la povertà della Chiesa e non vogliono privilegi. Compreso il privilegio dell'esenzione dalle tasse sugli immobili.

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