Il grido delle vittime dei sacerdoti pedofili: "Papa Francesco ci incontri"

Un gruppo di australiani, abusati sessualmente da sacerdoti quando erano bambini, è a Roma per assistere alle audizioni del cardinale George Pell davanti alla Commissione che indaga sullo scandalo pedofilia nella Chiesa. Chiedono di incontrare il pontefice

"Papa Francesco ci incontri". E' questo il grido delle vittime australiane coinvolte nello scandalo pedofilia nella Chiesa. Un gruppo di loro, abusati sessualmente da sacerdoti quando erano bambini, è venuto a Roma per assistere alle audizioni in video-collegamento del cardinale George Pell, prefetto della Segreteria vaticana per l'economia, davanti alla Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori, e hanno chiesto di Bergogglio prima di lasciare Roma venerdì prossimo. Sono in quindici e sono giunti nella Capitale grazie a un crowd funding.  Tra di loro ci sono anche David Ridsdael, nipote di un prete pedofilo più volte menzionato durante le audizioni, abusato da suo zio, e Phil Nagle. Citato da The Courier, Nagle ha detto che i sopravvissuti hanno perso la fiducia in Pell. "Vogliamo che la nostra voce sia ascoltata, siamo qui perché vogliamo fare qualcosa per proteggere le future generazioni di bambini".

"SI' A INCONTRI PRIVATI CON LE VITTIME"  - Con l'audizione di ieri, prolungata di un'ora fino alle tre di notte in Italia, si è conclusa la requisitoria della pubblica accusa. Le testimonianze di Pell, aggiornate a questa sera per la quarta e ultima audizione, proseguono con gli interrogatori da parte di avvocati di singole vittime. Nel corso della serata il cardinale Pell ha diramato una dichiarazione con la quale sottolinea che prima ancora dell'avvio della sua deposizione video egli ha detto che sarebbe felice di incontrare privatamente le vittime dei preti pedofili. "Il cardinale Pell spera che questi incontri possano essere di aiuto e contribuire alla guarigione ed egli è felice di incontrare i sopravvissuti individualmente o in piccoli gruppi, come ha fatto molte volte in passato. Il cardinale vorrebbe poter ascoltare i sopravvissuti e gli incontri privati offrono una opportunità a questo fine, anziché incontri allargati dove non tutti possono essere in grado di raccontare la loro storia e le emozioni possono dilagare. I sopravvissuti sono benvenuti nel portare una persona a loro sostegno durante gli incontri, ma a causa della natura privata e pastorale degli incontri non sarebbe opportuna la presenza dei media o dei rappresentanti legali". Pell fa sapere inoltre che "sarebbe felice di assistere nella richiesta di incontrare papa Francesco, ma deve fare riferimento ai responsabili ufficiali per queste richieste" e rende noto di essersi fatto tramite, ieri, di una richiesta di incontro con un membro della pontificia commissione per la tutela dei minori. 

LA TESTIMONIANZA DI PELL - Nella sua testimonianza, il cardinale Pell ha definito la diocesi di Melbourne - dove è stato vescovo ausiliare dal 1987 al 1996 prima di diventare l'arcivescovo - un "mondo di crimini e insabbiamento", suggerendo in particolare che il suo predecessore, monsignor Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. Nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse ("Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori"), Pell ha espresso il suo "rammarico" per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un'altra diocesi, Ballarat. 

GLI ABUSI IN AUSTRALIA - La commissione ha esaminato alcuni casi di preti pedofili a Ballarat e Melbourne, nello Stato australiano di Victoria, relativi agli anni Settanta e Ottanta. Quanto al fratello Edward (Ted) Dawlan, insegnante al St Patrick's College di Ballarat, George Pell, che all'epoca era vicario episcopale per l'educaizone, ha ammesso che vi erano "voci" circa le sue "attività con i giovani", precisando però che erano "non specifiche" sugli abusi sessuali. La commissaria Gail Furness ha poi passato in rassegna il caso del sacerdote Peter Searson, parroco nella diocesi di Melbourne, poi condannato nel 1997 per abusi sessuali su minore e morto nel 2009. Il sacerdote, oggetto di "una litania di accuse", minacciava i bambini con armi e uccidendo davanti a loro animali, e lo stesso Pell lo ha definito come "un uomo sconcertante, nei suoi momenti peggiori poteva essere descritto come uno dei preti più sgradevoli che io abbia conosciuto", ma "non avevamo sufficienti evidenze per rimuoverlo".

LE ACCUSE A MONSIGNOR LITTLE - L'allora arcivescovo della diocesi, monsignor Little, ora defunto, "sembrava - secondo Pell - incapace di affrontare padre Searson, o anche di fornire informazioni adeguate sulla situazione" e ha reagito in modo "assolutamente insoddisfacente" alle preoccupazioni che circolavano sul sacerdote, prese "decisioni sbagliate" e, sebbene si dimise in anticipo sull'età della pensione formalmente per motivi di salute, "non mi sorprenderebbe" se tra le reali cause delle dimissioni ci fosse una richiesta del nunzio dell'epoca in Australia, monsignor Franco Brambilla, dovuta alla sua inadeguatezza sui casi di pedofilia. "Ero fortemente critico su come l'arcivescovo Little gestiva i casi contro i preti", ha detto Pell. Il porporato ha rivelato  peraltro di essere stato ingannato dal Catholic Education Office che non gli ha fornito adeguate informazioni sul caso di questo sacerdote. La commissaria, citando questo fatto insieme alle critiche all'arcivescovo Little, e analoghe accuse rivolte da Pell ieri in merito al vescovo Mulkearrns di Ballarat, ha commentato: "E' una posizione straordinaria, cardinale". "Quello - ha ribattuto il porporato - era uno straordinario mondo di crimini e coperture e le persone non volevano che lo status quo venisse disturbato". 

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