Sabato, 16 Ottobre 2021
L'annuncio

Niccolò Ciatti, il presunto assassino è stato consegnato all'Italia

L'annuncio della Farnesina: ''L'autorizzazione alla consegna da parte delle autorità tedesche fa seguito ad un Mandato di Arresto Europeo''

Il presunto assassino di Niccolò Ciatti, il giovane ucciso nell'agosto del 2017 in Spagna, è stato consegnato alle autorità italiane. Ad annunciare la notizia è la Farnesina: "Esprimiamo grande soddisfazione per la decisione delle Autorità giudiziarie tedesche in merito alla consegna alle Autorità italiane del cittadino russo di origine cecena, ritenuto responsabile del brutale assassinio del giovane connazionale Niccolò Ciatti, avvenuto il 13 agosto 2017 in Spagna".

"L'autorizzazione alla consegna - prosegue la nota del ministero degli Esteri - fa seguito ad un Mandato di Arresto Europeo, emesso dalla Procura della Repubblica di Roma nel 2020, sulla base del quale le Autorità tedesche hanno proceduto il 3 agosto scorso all’arresto nel loro territorio nazionale del cittadino russo".

"I costanti contatti delle Ambasciate a Berlino e Madrid con le rispettive Autorità locali hanno consentito di conseguire questo importante risultato, fondamentale per evitare che l'accusato possa sottrarsi alla giustizia", conclude la Farnesina.

Il padre: "Ora deve restare in carcere"

"Penso che sia il passo decisivo verso quella giustizia che Niccolò merita e che aspetta da tanto, troppo tempo. L'unico condannato innocente è mio figlio". Così all'Adnkronos il padre Luigi Ciatti ha accolto la notizia che sarà estradato in Italia il ceceno Rassoul Bissoultanov, ritenuto responsabile del pestaggio mortale del figlio 21enne avvenuto senza alcun motivo, la notte del 12 agosto 2017 nella discoteca 'St Trop' di Lloret de Mar in Spagna. Le autorità giudiziarie tedesche hanno dato parere favorevole alla consegna del 27enne ceceno rifugiatosi in Germania dopo la scarcerazione dello scorso 17 giugno in Spagna. Bissoultanov era stato arrestato dalla polizia tedesca il 3 agosto a Kehl su mandato europeo emesso dal gip del tribunale di Roma

. "Quell'assassino deve restare in carcere, altrimenti tenterà ancora di fuggire", ha detto Luigi Ciatti raggiunto dall'Adnkronos nella sua casa di Scandicci alle porte di Firenze. "L'estradizione in Italia e la detenzione in carcere è l'unico modo per impedire la fuga di questo assassino - ha aggiunto il padre di Niccolò - Ha tentato la fuga il 3 agosto scorso dopo aver ottenuto da un giudice spagnolo un permesso per recarsi a Strasburgo per ritirare dei documenti. Dare la libertà ad un vero assassino è vergognoso". "Dire che sono contento non è corretto - spiega Luigi Ciatti - Posso dire però che sono soddisfatto se il ceceno resta in carcere e mi auguro che ci sia il processo. Vogliamo la giustizia dovuta. Finora non ho capito perchè la giustizia spagnola per quattro anni non sia riuscita a fare il processo".

L'omicidio di Niccolò

Il ceceno, esperto di arti marziali, in particolare del tipo di lotta chiamata Mma, la notte tra l'11 e il 12 agosto del 2017, sulla pista da ballo della discoteca 'St Trop', insieme a due connazionali, improvvisamente prese di mira Niccolò Ciatti, che stava trascorrendo con i suoi amici l'ultima serata della vacanza in Costa Brava. Così iniziò il pestaggio mortale. Bissoultanov, sferrò un violentissimo calcio alla testa del ragazzo di Scandicci, che non si rialzò più. Morì in ospedale alcune ore dopo. Per Bissoultanov il processo per omicidio al Tribunale di Girona dovrebbe cominciate il 26 novembre. "Voleva fuggire, voleva far perdere le sue tracce e impedire il processo, per questo si trovava in Germania", sostiene Luigi Ciatti. "Mi auguro che questa sia la volta buona: a me non interessa dove si terrà il processo, l'importante è che venga processato e che quella bestia passi il resto dei suoi giorni in prigione". Il padre di Niccolò Ciatti infine ringrazia il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: "Ci aveva garantito il suo impegno per l'estradizione e così è stato". Luigi Ciatti ha fatto pervenire i suoi ringraziamenti personali a Di Maio tramite l'ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che "ci è sempre stato vicino".

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