Mercoledì, 12 Maggio 2021

Francesca ed Elisa: le due madri coraggio contro il Citrobacter che ha ucciso i loro figli

Sono due delle madri dei quattro neonati morti, più nove menomati, a causa del batterio killer dell'ospedale di Borgo Trento a Verona. E ora vogliono giustizia

“Abbiamo perso tutto, adesso il tempo non ci manca: vogliamo giustizia”: Francesca Frezza, mamma di Nina, è stata la prima a denunciare la vicenda del Citrobacter nella Terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Borgo Trento, a Verona. Elisa Bettini l'ha seguita nella sua battaglia in nome di Alice. Sono due delle madri dei quattro neonati morti, più nove menomati, e dei 96 casi in totale ammalatisi per colpa del batterio killer che secondo le prime risultanze delle indagini si trovavano nei biberon e nell'acqua dell'ospedale

La Regione Veneto ha intenzione di muoversi entro 48 ore: "Oggi - viene detto dall'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona-, è stata recapitata da parte della Regione Veneto una richiesta di formulazione di rilievi ritenuti necessari per consentire alla Direzione di Area di entrare in possesso di tutti gli elementi utili per ogni conseguente azione". "L'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona - conclude la nota - si riserva, come di prassi nella massima trasparenza, di presentare tali controdeduzioni entro il termine richiesto di 48 ore". La Stampa scrive oggi che bel mirino è finita la direttrice dell’azienda sanitaria veronese Chiara Bovo che ora è a fortissimo rischio sospensione.

Il direttore generale della Sanità veneta, Domenico Mantoan, ha preso posizione e ha chiesto che vengano «effettuate tutte le verifiche necessarie ad individuare eventuali responsabilità» e che vengano «assunti tutti i provvedimenti urgenti». La decisione disciplinare che porterebbe alla sospensione della Bovo spetta all’Azienda ospedaliera veronese, nella persona del direttore generale Francesco Cobello, che ha ricevuto la lettera dai vertici regionali e adesso ha ancora 24 ore per decidere come muoversi. Al momento, «non è stato preso alcun provvedimento» fanno sapere dall’ospedale. L’obiettivo è quello di presentare una relazione con le «controdeduzioni» ma prima aspettano di avere «tutti gli elementi utili per ogni conseguente azione». A quel punto la Regione potrà accoglierle o meno.

Ma Francesca ed Elisa chiedono giustizia: «Ho fiducia nella magistratura, ma tornerò finché non si saranno tolti il camice. È un diritto per noi e un dovere per loro. Che si tolgano il camice per rispetto della morte dei nostri bambini», dice la prima che da giorni stazione davanti all'ospedale. «Faccio tutto questo perché non voglio che succeda a un altro bambino. I tempi della giustizia? Saranno anche lunghi, non importa. Ho perso mia figlia, ho tutto il tempo del mondo», dice la seconda.

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