Uccisi dal Citrobacter 4 neonati, 9 sono cerebrolesi: "Mancata igiene nell'ospedale"

L'infezione partita da un lavandino utilizzato dal personale del reparto di terapia intensiva neonatale dell'ospedale di Verona: nel rubinetto una colonia di batteri. Sotto accusa le procedure di sicurezza

Leonardo, Nina, Tommaso e Alice sono stati uccisi da un batterio annidato in un rubinetto dell'ospedale: è questa la conclusione dell'indagine condotta dalla commissione di verifica nominata dalla Regione Veneto per far luce sulla norte di quattro neonati ricoverati nella Terapia intensiva neonatale dell'ospedale di Verona

Era stata Francesca Frezza, mamma di Alice, una della neonate morte, a denunciare per prima il caso che ora ha attirato il faro della procura scaligera. In tutto ad essere infettati dal Citrobacter in due anni sono stati 96 neonati: una infezione letale per quattro bimbi mentre 9 sono rimasti cerebrolesi.

I primi controlli da parte dei vertici dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Verona erano stati avviati a gennaio poi erano stati interrotti a causa dell'emergenza Coronavirus. E solo oggi è stato riaperto l'intero reparto di Ostetricia dopo che il 12 giugno scorso il direttore generale dell'Aou veronese, Francesco Cobello, ne aveva disposto la chiusura, procedendo alla totale sanificazione degli spazi.

Citrobacter, batterio killer in un rubinetto dell'ospedale di Borgo Trento 

Proprio nei locali della Terapia intensiva neonatale dell'Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento, il Citrobacter aveva trovato casa annidandosi in un lavandino utilizzato dal personale del reparto. 

Secondo le conclusioni della commissione esterna, il Citrobacter avrebbe colonizzato il rubinetto probabilmente a causa di un mancato o parziale rispetto delle misure d'igiene. Un altro errore potrebbe essere stato di ricorrere all'acqua del rubinetto e non ad acqua sterile. 

Citrobacter, l'indagine della commissione regionale del Veneto

Secondo l'esito dell'indagine riportata dal Corriere del Veneto il Citrobacter sarebbe entrato in ospedale dall’esterno, probabilmente a causa del mancato rispetto delle rigide misure d’igiene imposte al personale nei reparti ad alto rischio, come il lavaggio frequente delle mani, il cambio dei guanti a ogni cambio di paziente o funzione, l’utilizzo di sovrascarpe, sovracamici, calzari e mascherina.

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Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, interpellato dall'ANSA ha spiegato di aver dato disposizione affinchè la relazione venga inoltrata alla Procura della Repubblica e resa disponibile per l'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e per i famigliari dei bambini colpiti dal batterio, in modo che possano conoscere gli esiti fin da subito.

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