Muore, ma non ci sono i soldi per il funerale: l’appello per dare a Claudio una degna sepoltura

Claudio viveva in strada insieme a sua moglie Daniela. Quando è morto, la sua salma è rimasta nella cella frigorifera per 18 giorni, poi è stata tumulata in una tomba con sopra "un tubo di ferro con una targa contenente tre numeri. Non una foto, non un nome, non una data, non un simbolo anche religioso". L'appello di un'associazione di volontari

I volontari di Andromeda davanti alla tomba di Claudio

Claudio Mazzucchi e sua moglie Daniela erano finiti a vivere in mezzo alla strada. Avevano lasciato il borgo di Monterenzio sull’Appennino per venire a chiedere l’elemosina nel centro di Bologna, invisibili come tanti altri poveri, in mezzo alla folla. “Era come se nessuno li vedesse loro due, lui in carrozzina perché disabile e lei sempre al suo fianco”, racconta BolognaToday Enrico Paolo Raia, presidente dell’associazione Andromeda sezione Bologna e coordinatore regionale, che con i suoi volontari ha più volte incrociato i passi di Claudio e Daniela – e del loro inseparabile barboncino – mentre facevano la questura in via D’Azeglio o si rifugiavano sotto i portici della farmacia centrale.

“Ci siamo mossi con i servizi sociali, ma fra i comuni di Bologna e Monterenzio c'è stato una sorta di ‘scaricabarile’ e solo dopo diversi mesi, quando ormai era arrivato il freddo, siamo riusciti a fare ospitare entrambi nel dormitorio di via dello Scalo. Ce ne è voluta però. Poi, l'11 marzo Claudio è stato male e non ce l'ha fatta”.

Muore senzatetto, l'appello di un'associazione di volontari per una sepoltura dignitosa

E da morto Claudio è stato ancora più invisibile. La salma è rimasta nella cella frigorifera per 18 giorni, visto che nessuno pagava il funerale per lui, poi è stata tumulata in Certosa, sulla tomba “un tubo di ferro con una targa contenente tre numeri. Non una foto, non un nome, non una data, non un simbolo anche religioso”, denuncia Raia. “Abbiamo chiesto ad alcuni impiegati del cimitero e ci è stato risposto che questo era quanto previsto dal Comune di Monterenzio, nulla di più. Davvero sconcertante. Daniela ci ha chiesto di poter portare un fiore sulla tomba del marito, ma noi non abbiamo il coraggio di portarla a una lapide senza neppure un nome scritto sopra”.

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Così l’associazione ha deciso di farsi carico dei costi della targa, impegnandosi per raccogliere il denaro necessario. “Se qualcuno volesse partecipare sarebbe ben gradito. In fondo si tratta di un migliaio di euro”, dice Raia.

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