Mercoledì, 3 Marzo 2021

A teatro una black comedy per ridere a denti stretti degli scandali bancari

Un direttore di banca, un cliente facoltoso e un rapinatore restano chiusi per un weekend nel caveau dell'istituto. E' l'occasione per riflettere con lucidità, ironia ma anche amarezza sulle conseguenze degli scandali bancari. Intervista all'autore

"Cos'è rapinare una banca, in confronto a fondarla?", si chiedeva Bertolt Brecht. A Roma, al Teatro de' Servi, è in scena 'Claustrofobia', una black comedy d'attualità ispirata agli scandali bancari. Protagonisti tre giovani attori, nei panni di un direttore di banca, un facoltoso cliente e un improbabile rapinatore. Tutti e tre restano per errore chiusi nel caveau dell'istituto in un caldo pomeriggio di venerdì, mentre fuori tutti sono pronti a sedersi davanti alla tv per godersi la partita di calcio della nazionale, provando a dimenticare per un'ora e mezza la crisi economica e i problemi. Prigionieri fino al lunedì i mattina, i tre protagonisti si ritrovano costretti a dividere spazi e aria. Cosa li accomuna e cosa divide un figlio di papà con l'ambizione di giocare con la finanza, un pizzaiolo che ha visto sfumare i risparmi di tutta una vita per colpa della banca e un solerte impiegato, stretto tra due fuochi? Si ride a denti stretti, come il "riso verde" di Eduardo, che era risata amara di fronte alla durezza grottesca del presente che non lascia scampo. 

Today ha incontro l'autore della commedia, Gianni Quinto. 

Da dove nasce l'idea di una black comedy sugli scandali bancari?

Ho da sempre avuto a cuore le vittime delle truffe bancarie, anche perchè il tema mi colpisce da vicino: mio padre ha avuto non pochi problemi per via di interessi atonocistici che hanno completamente distrutto quarant’anni di sacrifici. Per questo mi sono sempre ripromesso di scrivere una commedia su questo tema. L’occasione si è presentata quando Gabriele Carbotti, uno dei tre attori e mio grande amico, mi ha proposto di scrivere un testo per la sua compagnia “mainagioia”.

E' stato difficile tradurre per il teatro i meccanismi della finanza?

No, assolutamente.  Ad un certo punto uno dei personaggi spiega il Bail in utilizzando delle caramelle, come se fosse un gioco per bambini. Per quanto assurdo possa essere quello che sto per dirti, un gruppo di bancari che è venuto a vedere lo spettacolo mi ha confessato di aver capito molte cose riguardanti il "Salva Banche" dopo aver visto lo spettacolo, non dalle note informative distribuite nelle loro filiali.

Cosa speri di lasciare nello spettatore a spettacolo finito? Quali sentimenti?

Credo molto che il teatro, ma l’arte in genere sia un modo per far riflettere, per non dimenticare, per fare politica. Questo è valido ovunque, maggiormente in una Nazione come la nostra che dimentica troppo in fretta, che si indigna solo quando l’arbitro sbaglia a dare o non dare il rigore e che fa politica solo per avere un tornaconto personale. Sono contento quando gli spettatori mi dicono che hanno visto finalmente una commedia diversa. Il problema è che gli stessi spettatori dimenticano in fretta e tornano al piattume del GF, delle inutili serie televisive, degli spettacoli in cui c’è un comico di punta che li fa sbellicare e non li fa riflettere. E al massimo gli fa pensare che è sempre colpa di qualcun altro. Per rispondere alla domanda, la mia speranza è quella di lasciare uno spunto di riflessione, un moto di indignazione e resilienza nello spettatore. Purtroppo, mi rendo conto che tutto ciò è molto difficile e mi rimane è una profonda amarezza.

"Claustrofobia" - di Gianni Quinto, regia di Alberto Ferrari. Con Gabriele Carbotti, Fabrizio D’Alessio, Andrea Dianetti. In scena fino al 13 maggio al Teatro de' Servi a Roma. 

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