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Giovedì, 29 Settembre 2022
Ambiente

Cogoleto e la Riviera ligure, una spiaggia "fatta" di cromo

Dopo il dossier di Legambiente sul risanamento ambientale in Italia siamo in viaggio in alcuni dei luoghi più inquinati. Da nord a sud ecco in che stato versano i siti che rovinano la salute dei cittadini. Quarta puntata: Cogoleto

A pochi passi dalla riviera ligure di ponente e non lontano da Genova c'è Cogoleto, un paese di quasi 10 mila abitanti. Qui per anni si è consumato un disastro ambientale legato all'attività della Luigi Stoppani SpA, successivamente diventata Immobiliare Val Lorene SpA

LA STORIA - Lo stabilimento dell'industria chimica ha prodotto come rifiuti derivati del cloro fin dagli anni '40. L'origine del disastro va cercata nella gestione dei residui di lavorazione, in particolare del cromo. Questa sostanza è stata accumulata in grandi quantità in cave nelle aree circostanti. Lo stabilimento per le aree di stoccaggio è costruito sul corso del torrente Lerone, di cui venne deviato il corso. Inoltre per collegare il secondo stabilimento della società (che ricade in realtà in un Comune vicino, Arenzano) è stato costruito un ponte sopra il nuovo tratto del torrente stesso.

Nel 2001 Cogoleto diventa sito d'interesse nazionale (sin) con un'estensione di 49 ettari di terra e 168 di mare. Nelle acque della zona sono state rinvenute quantità di cromo 64 mila volte superiore ai limiti stabiliti: Arpa Liguria e provincia di Genova hanno poi confermato l'inquinamento delle falde acquifere.

IL 'DISASTRO AUTORIZZATO' - In realtà c'è sempre stata una certa tolleranza: "A partire dal 1983 la Stoppani viene autorizzata dalla marina mercantile a sversare a mare circa 70 mila tonnellate all'anno di fanghi contenenti cromo a mare" spiega il report di Legambiente sulle bonifiche nel nostro Paese. Si va avanti così fino al 1986, quando un decreto del ministero dell'Ambiente vieta la procedura. Così gli scarti di produzione vengono sversati nel fiume Lerore. Ovviamente l'Arpa Liguria ne ha poi rilevato le tracce. 

LA BONIFICA - La bonifica del sin comincia nel 1991 con un programma decennale, chiamato Envireg: così la Stoppani riceve un finanziamento di 7 miliardi di lire e si impegna a bonificare torrente e falda e a eliminare tutte le terre tossiche, spiagge comprese. Nel 2001 la società risultò inadempiente, come dimostrano i sopralluoghi effettuati dall'Arpa Liguria.  

Così la zona è inserita nel piano nazionale di bonifica. Nel 2003 vengono definiti gli interventi di messa in sicurezza di tutta l'area e le concentrazioni di cromo diminuiscono, ma rimangono pericolosamente alte. Per questo tre anni dopo viene nominato un Commissario Delegato per il superamento dell'emergenza. Intanto la Stoppani è diventata Immobiliare Val Lorene e fallisce nel 2007. Tutto passa in mano del Commissario e della Sviluppo Italia SpA, incaricata degli interventi di bonifica. 

Il 14 gennaio 2013 viene approvato un decreto legge che prevede la proroga dell'emergenza. La provincia di Genova ha emesso poi un certificato di avvenuta bonifica per l'area relativa ad Arenzano e recentemente è stato pubblicato un bando per l'affidamento dei lavori. Mentre il progetto di Sviluppo Italia è fallito e per il nuovo sono stati previsti 3 milioni di euro di finanziamenti. 

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