Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca Italia

Un cittadino può "arrestare" un rapinatore colto in flagrante: lo stabilisce la Cassazione

La sentenza della Suprema Corte crea un precedente. Per i giudici l'articolo 383 del codice di procedura penale autorizza ogni persona a procedere all'arresto in flagranza quando si tratta di delitti perseguibili di ufficio

Stava ritirando i soldi ad uno sportello Postamat quando si è vista sfilare dalle mani la carta Banco Posta: la donna ha inseguito la rapinatrice aiutata da alcune persone presenti all'interno dell'Ufficio postale e, prima ancora che sopraggiungessero i Carabinieri, l'ha riportata all'interno dell'Ufficio Postale e recuperato il maltolto.

Tuttavia, in sede di giudizio per direttissima, il Tribunale di Cosenza, non aveva convalidato l'arresto, formalizzato dai Carabinieri, ritenendo insussistenti i presupposti della flagranza di reato, giacché i militari intervenuti non avevano assistito allo svolgimento dell'episodio criminoso, né avevano rinvenuto direttamente il profitto del reato sulla rapinatrice.

Tuttavia, la corte di cassazione richiamata in giudizio dal ricorso del Pm si è pronunciata per riconoscere come legittimo l'arresto in flagranza operato dai cittadini.

Secondo gli Ermellini, dalle dichiarazioni rese dalla persona offesa e dai testimoni, presenti all'interno dell'Ufficio postale, nonché dal verbale di arresto, risulta evidente come, sebbene i Carabinieri non abbiano rinvenuto alcuna traccia del reato, "lo stato di flagranza era determinato dall'essere stata la stessa inseguita, immediatamente dopo i fatti, dalla persona offesa e da coloro che si trovavano all'interno nell'Ufficio postale".

Al momento dell'arresto, spiegano i giudici, la donna si trovava dunque nello stato di flagranza normativamente definito in base al combinato disposto degli artt. 382 c.p.p. e 383 c.p.p. in quanto, come correttamente rilevato dal P.M. ricorrente, tale arresto non è stato posto in essere dai Carabinieri, intervenuti dopo la commissione del reato in virtù delle sole informazioni sull'accaduto, ottenute dai presenti, ma è invece avvenuto ai sensi dell'art. 383 c.p.p., ovverosia nell'esercizio da parte di privati della facoltà di procedere all'arresto in flagranza degli autori di reati perseguibili d'ufficio, nei casi in cui la polizia giudiziaria sia obbligata a procedere in tal senso ex art. 380, comma secondo, lettera f), c.p.p. (cfr. Cass., n. 50662/2014).

I giudici della suprema corte nella sentenza numero 13094/2018 hanno quindi qualificato l'arresto della rapinatrice come "legittimamente eseguito dai privati in esito all'inseguimento della prevenuta immediatamente dopo la commissione del reato, quando la stessa si trovava nello stato di flagranza normativamente definito dalla legge".

Quali sono i reati perseguibili d'ufficio

Che cosa vuol dire reati perseguibili d’ufficio? Perseguibile d’ufficio significa che lo stato (in particolare la procura della repubblica) procede nei confronti del responsabile di quel reato a prescindere dalla volontà della persona offesa (vittima), cioè anche se quest’ultima non sporge querela o se addirittura non vuole che il colpevole sia processato. 

Si tratta di reati particolarmente gravi come ad esempio maltrattamenti, minacce, lesioni, ma anche lo stalking, e che lo Stato intende punire a prescindere dalla volontà della vittima.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Un cittadino può "arrestare" un rapinatore colto in flagrante: lo stabilisce la Cassazione
Today è in caricamento