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Venerdì, 24 Maggio 2024
Il retroscena

Caso Orlandi e Gregori, la "manina" che blocca la Commissione d'inchiesta

Prima dell’inaspettato stop da parte del Governo sembrava praticamente fatta: le forze politiche di maggioranza e opposizione avevano trovato una sintesi sui due testi depositati dall’esponente dem Morassut e dal Capogruppo del Movimento 5 Stelle Silvestri. Poi il dedalo di dietrofront

Perché il Governo ha chiesto un rinvio della Commissione Bicamerale di Inchiesta sulla scomparsa di Manuela Orlandi e Mirella Gregori? È quello che si chiede Roberto Morassut, deputato del partito Democratico, primo a proporre al Parlamento di affiancare il lavoro degli inquirenti per far luce su una lunga storia di omissioni e depistaggi e rendere giustizia a due famiglie che da quarant’anni chiedono di conoscere la verità sulla sparizione delle loro care. Il rinvio è stato richiesto dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni al Presidente della Commissione Affari Costituzionali, Nazario Pagano, nel giorno in cui sarebbe dovuto iniziare il dibattito sugli emendamenti. Pagano si è limitato a comunicare ai membri la singolare richiesta di “maggiori approfondimenti”, senza specificare su cosa. La stessa relatrice al provvedimento, Sara Kelany di Fratelli d’Italia, è caduta dalle nuvole: “Immagino siano approfondimenti tecnici”, ha ipotizzato.

Lo stop a un passo dalla meta

Prima dell’inaspettato stop da parte del Governo sembrava praticamente fatta: le forze politiche di maggioranza e opposizione avevano trovato una sintesi sui due testi depositati dall’esponente dem e dal Capogruppo del Movimento 5 Stelle, Francesco Silvestri, che ha attaccato: “È una scelta incomprensibile che danneggia le famiglie di queste ragazze e tutti i cittadini che chiedono di fare luce su questa torbida vicenda. Adesso sentirò il Governo per capire se l’impreparazione con cui sono arrivati in Commissione derivi da una loro incapacità di leggere cosa si discute o da un fattore politico”. Nelle settimane che hanno preceduto la discussione del testo, nessun partito o esponente della maggioranza aveva opposto obiezioni e i Presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa avevano addirittura ricevuto gli avvocati delle famiglie assicurando massima celerità sull’avvio dei lavori della Commissione di Inchiesta. Insomma, un fulmine a ciel sereno.

Un'iniziativa non gradita nei corridoi vaticani

“Era da qualche settimana che ne discutevamo in Commissione - ha spiegato Morassut - ma la richiesta è arrivata proprio al momento del voto. Auspichiamo che il Governo ci spieghi il perché”. Incredula Laura Sgrò, avvocata della famiglia Orlandi; anche lei non era al corrente della richiesta du rinvio: “Francamente, dopo quarant’anni, non so cosa si debba approfondire. Bisognerebbe cercare la verità e velocizzare il più possibile”, ha dichiarato a caldo. Il sospetto di molti osservatori è che sia intervenuta una “manina”, magari umida di acqua santa, a frenare un’iniziativa parlamentare non gradita ad alcuni ambienti vaticani. La Santa Sede, dal canto suo, “appena” quattro anni dopo la richiesta formale dell’avvocata Sgrò, aveva finalmente deciso di aprire un fascicolo sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno del 1983. L’allora quindicenne, cittadina vaticana, sparì nel nulla tornando a casa dopo delle lezioni di musica.

La tardiva decisione era stata formalizzata a pochi giorni dalla morte di Joseph Ratzinger, fomentando molti retroscena. La speranza delle famiglie è che lo stop non si trasformi in un ennesimo nulla di fatto. Al termine di una giornata di polemiche, sono infine arrivate le rassicurazioni del Governo: la Commissione di Inchiesta di farà; a confermarlo la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che ha calendarizzato la discussione in aula per il prossimo 20 marzo. Prima di quella data, il testo e gli emendamenti dovranno essere discussi in Commissione Affari Costituzionali. Il tentativo di blitz sarebbe dunque fallito, aprendo un’ennesima crepa in quel muro di omertà che da quarant’anni nasconde la verità.

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