Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca

Uranio impoverito, militari esposti a rischi per decenni: "Poche bonifiche e territori devastati"

La relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito (hanno collaborato magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria e medici legali) è da questo momento un pilastro imprescindibile e "istituzionale" per qualsiasi ragionamento sull'argomento. Il prezzo più pesante della presenza di basi e poligoni militari lo paga da decenni la Sardegna. Le bonifiche o non ci sono state o sono state "tardive": c'è persino il sospetto che sia stato interrato Napalm. Il collettivo A Foras: "Solamente con la chiusura totale dei poligoni e con la loro bonifica integrale e riconversione, qualunque risarcimento avrà un senso"

Foto Ansa

Le conseguenze drammatiche su ambiente e salute causate dalla presenza di basi militari e poligoni in varie regioni italiane sono un tema che da decenni ciclicamente torna di stretta attualità. La Relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito, presentata pochi giorni fa, è da questo momento un pilastro imprescindibile e "istituzionale" per qualsiasi ragionamento sull'argomento. Il prezzo più pesante lo paga da decenni la Sardegna.

La Commissione parlamentare d'inchiesta

"Rischi di esposizione ad agenti chimici e cancerogeni connessi a sostanze impiegate nelle diverse attività" sono emersi in alcuni documenti acquisiti dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito. Le criticità maggiori sono segnalate nelle zone dei poligoni di tiro, e "ulteriori rischi, altrettanto rilevanti, insidiano le caserme, i depositi e gli stabilimenti militari: sia rischi strutturali, sia carenze di manutenzione, sia presenza di materiali pericolosi come l'amianto", che non è mai stato integralmente eliminato da navi, aerei, elicotteri in dotazione ai militari. La quarta edizione della Commissione, a differenza delle precedenti, si è avvalsa di consulenti esterni: magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria e medici legali.

Sardegna, terra di servitù militari

La Sardegna ospita il 66 per cento di servitù militari italiane. Fra servitù di terra e aree marine interdette alla navigazione ed alla attività civile la Sardegna si attesta intorno ai 35 mila ettari, senza considerare gli spazi aerei interdetti. E i tre più grandi poligoni d'Europa sono in terra sarda. Poligoni sperimentali, nei quali si spara terra-mare, aria-terra e mare-terra, dove si svolgono possenti esercitazioni.

Le mancate bonifiche

In "svariati poligoni di tiro presenti sul territorio nazionale la mancata o tardiva bonifica dei residui dei munizionamenti ha prodotto rischi ambientali": tra questi il Poligono di Capo Teulada, con tanto di penisola interdetta, dove si stima la presenza di oltre duemila tonnellate di materiali inquinanti, il poligono interforze di Salto Quirra, il poligono di Monte Romano e quello del Cellina Meduna, dove solo da poco è iniziata la bonifica.

Rischi per la salute del personale 

La relazione della Commissione sottolinea come "il personale militare risulta esposto a rischi fisici, a rischi biologici, a rischi di esposizione ad atmosfere esplosive, nonché a condizioni di stress lavoro correlato". Si evidenzia inoltre "l'inammssibile ritardo" sui monitoraggi ambientali nei teatri operativi all'esterno. "Per decenni - si legge nelle relazione - le Forze Armate italiane hanno esposto personale militare e civile a elevatissime concentrazioni di gas radon, un gas radioattivo noto per la sua cancerogenità", e all'amianto. Viene poi evidenziata l'indisponibilità di dati certi sulle malattie correlate: secondo quanto comunicato dalla Difesa, nel comparto si sarebbero verificati 126 casi di mesotelioma; dai dati raccolti dalla Procura della Repubblica di Padova, le malattie asbesto correlate a carico di dipendenti della Marina Militare sono state 1.101.

Sindrome di Quirra

Quirra è una parola diventata nota a tutti gli italiani. Qui dal 1956 è attivo il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze, che svolge tuttora attività militari missilistiche e di collaudo. Il Poligono è al centro di una lunga e discussa inchiesta della Procura di Lanusei, iniziata nel 2011 dal Procuratore Domenico Fiordalisi, legata alla cosiddetta Sindrome di Quirra, una serie di morti sospette e casi di tumore di militari e pastori. Sulle politiche di prevenzione e protezione e per la sicurezza del personale addetto ai poligoni di tiro, una rilevante criticità è emersa relativamente alla valutazione dei rischi. L’attività di indagine condotta dalla Commissione ha evidenziato una serie di criticità in tema ambientale che si riflettono anche sulla salute di chi vive e opera in prossimità dei poligoni. La relazione ARPAS su Salto di Quirra, ad esempio, evidenzia che “le attività che si svolgono nel poligono determinano dispersione che potrebbe interessare anche i centri abitati vicini”. 

Capo Teulada, nessuna bonifica

Pesantissima è anche la situazione ambientale del poligono di Capo Teulada, di cui fa parte un’area, nota come Penisola Interdetta, sempre utilizzata come zona di arrivo dei colpi: al contrario di tutte le altre aree del Poligono non è mai stata interessata da operazioni di bonifica. Si calcola che sulla superficie si potrebbero trovare residuati per un peso totale che varia tra 1.750 e 2.950 tonnellate che contengono quantità rilevanti di materiali inquinanti, potenzialmente in grado di contaminare l’ambiente.

Teulada, lo studio shock del docente di statistica

Proprio a riguardo delle aree intorno al Poligono di Teulada, aveva fatto rumore (purtroppo solo sulla stampa locale) la testimonianza di Annibale Biggeri, docente di Statistica medica all’Università di Firenze, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito"? A Sa Portedda e Gutturu Saidu si registra - spiegava l'esperto - un eccesso di patologie respiratorie, digerenti, dell’apparato urinario (compresa l’insufficienza renale) e si osservano casi di tumori particolari. A Foxi l’indice di mortalità è doppio rispetto alla media e, per le patologie cardiache, il rischio è tre volte maggiore. "Numeri clamorosi", ha detto il docente mentre illustrava i risultati  di uno studio condotto su incarico della Procura di Cagliari.

Il tumore femminile alla vescica

L’indagine epidemiologica era stata condotta dal 2000 al 2013 nei territori di Teulada e Sant’Anna Arresi. "I tumori maligni sono in eccesso e per gli uomini sono legati al colon retto (18 decessi), laringe (10 decessi), polmone (35 decessi) e prostata – spiegava Biggeri - Abbiamo inoltre riscontrato 128 casi di patologie respiratorie infantili (0-14 anni). Se ben curata, l’asma infantile non porta al ricovero, qui invece abbiamo un +13% rispetto alla media regionale. Ancora, sui ricoveri troviamo una cosa strana: 14 casi di tumore alla vescica nelle donne, dove questo tumore in genere è molto raro".

Napalm interrato?

Il procuratore di Lanusei alla commissione guidata da Scanu ha fatto pervenire documenti che rivelano il contenuto di una nota dell’Aeronautica Militare, (Centro Consultivo Studi e Ricerche dell’agosto 1984) avente per oggetto “Controllo materiale NAPALM”, in cui si indica “l’interramento”, come “soluzione più ragionevole”. Difficile ora ricostruire se sia davvero avvenuto a Quirra, sono passati 33 anni da quando venne scritta quella nota. Ma il sospetto è inquietante.

Missili Milan e torio radioattivo

Dubbi persistono anche sui residui del tracciatore dei missili MILAN utilizzati fino al 2004 che costituiscono potenziali fonti di pericolo a causa dell’emissione radioattiva di torio potenzialmente in grado di contaminare il suolo circostante. La relazione ARPAS conclude che questa parte del territorio del Poligono è oggetto di un utilizzo che minaccia lo stato dei luoghi e potrebbe compromettere in modo irreversibile il suo ecosistema terrestre e marino se non saranno intraprese in breve importanti azioni di bonifica e avviato un nuovo modello di uso. Nei poligoni sardi e anche in quelli sulla Penisola i ritardi sui controlli riguardanti l’uso effettuato in passato del missile MILAN dimostra secondo la relazione del presidente della commissione Gian Piero Scanu "un’inveterata incapacità di prevenire efficacemente il rischio"

Le proposte della Commissione

Dopo tre anni di lavoro, il gruppo d'inchiesta coordinato dal parlamentare sardo del Pd Gian Piero Scanu ha presentato due proposte di legge. La prima riguarda i risarcimenti ai militari che si sono ammalati durante le esercitazioni, le missioni di pace o il servizio nei poligoni e nelle caserme dove sono ancora presenti elementi cancerogeni come radon e amianto. La seconda riguarda la tutela ambientale nei poligoni di tiro e prevede un monitoraggio costante dell'ambiente e il controllo di tutte le attività che si svolgono nei poligoni militari. Il tempo per i tentennamenti è scaduto: i rischi per la salute e per l'ambiente sono nero su bianco nella relazione di una Commissione parlamentare d'inchiesta.

A Foras: "Chiusura totale dei poligoni"

"Leggiamo sui quotidiani sardi la notizia relativa alla “scoperta” della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, relativa alla presenza nei poligoni di Quirra e Teulada di migliaia di missili Milan con traccianti al Torio (agente radioattivo), oltre allo smaltimento di ingenti arsenali bellici scaduti - dicono da A Foras, l’assemblea di comitati e associazioni che si batte contro la presenza di basi e poligoni militari in Sardegna - Se da una parte riteniamo utile qualunque fonte di informazione e inchiesta che renda pubbliche le criminali attività che avvengono nei poligoni sardi, dall’altra queste, specie se provengono da fonti “istituzionali”, non fanno altro che certificare quanto il movimento contro le basi e parte della popolazione locale gridano a gran voce da decenni.". Non possono bastare secondo A Foras  le misure auspicate dal presidente della Commissione, il senatore Scanu, che consistono nella creazione di una legislazione sugli indennizzi per chi ha contratto malattie dovute al contatto con questi veleni: "Non la chiusura della basi, non la fine delle esercitazioni e le bonifiche, ma una sorta di indennizzo “a babbo morto”! Solamente con la chiusura totale dei poligoni e con la loro bonifica integrale e riconversione, qualunque risarcimento avrà un senso, in caso contrario il loro utilizzo sarà solo un palliativo".

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