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Domenica, 26 Maggio 2024
Chi era / Roma

È morto il terrorista nero Pierluigi Concutelli

Aveva 79 anni ed era malato da tempo. Dopo aver trascorso quasi metà della sua vita in carcere, aveva ricevuto la sospensione condizionale della pena nel 2011, proprio per motivi di salute. Stava scontando una condanna all'ergastolo per l'omicidio del giudice Vittorio Occorsio

Pierluigi Concutelli è morto oggi a Roma, nella sua abitazione (dove si trovava agli arresti domiciliari). Era malato da tempo e nel 2011 aveva avuto la sospensione condizionale della pena per motivi di salute. Concutelli, 79 anni, è il terrorista nero condannato all'ergastolo per l'omicidio del giudice Vittorio Occorsio, ucciso in strada a Roma a pochi metri da casa sua la mattina del 10 luglio 1976.

Pierluigi Concutelli era stato condannato a tre ergastoli per altrettanti omicidi. Dal 2011 era però fuori dal carcere per motivi di salute (aveva avuto tre ischemie). Ma il "comandante" militare del gruppo di estrema destra Ordine nuovo, che ha ammazzato il giudice Vittorio Occorsio, non ha mai fatto marcia indietro: "Il rispetto per le vittime c'è, pur non rinnegando quel periodo storico e quel determinato contesto politico", aveva dichiarato uscendo dal carcere per stabilirsi all'Idroscalo di Ostia.

Concutelli era nato a Roma ma si era trasferito da giovane in Sicilia: fu lì che cominciò a interessarsi di politica, prima aderendo al Fuan, l'organizzazione universitaria del Movimento sociale italiano, e poi avvicinandosi a gruppi extraparlamentari di estrema destra. All'inizio degli anni settanta entrò in Ordine nuovo e fu tra gli organizzatori del rapimento del banchiere Luigi Mariano, il 23 luglio 1975, per la cui liberazione venne pagato un riscatto di 280 milioni di lire. Ricercato dalla procura di Palermo, fuggì prima a Roma e poi in Spagna. Tornò in Italia nel 1976 dove il 10 luglio uccise il sostituto procuratore Vittorio Occorsio, che nel 1972 era stato il pubblico ministero nel processo contro alcuni dirigenti di Ordine nuovo, accusati e in seguito condannati per ricostruzione del partito fascista. Concutelli venne arrestato nel 1977 in un covo in via dei Foraggi, nel centro storico di Roma.

Venne condannato a tre ergastoli, sia per l'omicidio di Occorsio sia per aver ucciso in carcere due militanti di estrema destra accusati di collaborare con i magistrati, Carmine Palladino ed Ermanno Buzzi. Fu liberato nel 2011 dopo aver scontato 34 anni di prigione, e gli venne riconosciuta la sospensione della pena per gravi ragioni di salute (nel 2009 era stato colpito da un'ischemia cerebrale).

L'omicidio del giudice Occorsio

Il 10 luglio del 1976, a Roma, il giudice Vittorio Occorsio venne ucciso da una raffica di proiettili mentre si recava al lavoro, a bordo della sua utilitaria. Occorsio era impegnato in importanti indagini contro il terrorismo nero e le organizzazioni neofasciste, motivo per cui venne individuato come bersaglio dalle formazioni armate. Aveva partecipato al processo per la strage di piazza Fontana e ai processi al movimento terroristico di ispirazione neofascista Ordine nuovo.

L'uccisione di Occorsio avvenne all'incrocio tra via Mogadiscio e via Giuba, nel quartiere Trieste, a poche decine di metri da casa sua. Occorsio sarebbe dovuto partire per le vacanze tre giorni dopo e aspettava il ritorno del suo collega Imposimato. Pochi giorni prima dell'assassinio, aveva interrogato Licio Gelli e la sua scorta fu improvvisamente rimossa senza spiegazioni, né ai familiari né al giudice stesso. 

rima di fuggire, gli assassini di Occorsio presero la sua borsa, contenente il fascicolo sui sequestri, e un documento che rivelava l'acquisto di un edificio a Roma da parte dell'organizzazione mondiale per l'assistenza massonica (Ompam), per otto milioni di dollari, cifra corrispondente al totale dei riscatti pagati per i rapimenti di Albert Bergamelli (criminale francese, fondatore dell'organizzazione malavitosa romana denominata "clan dei marsigliesi", attiva in Italia nel corso degli anni settanta). Tre mesi dopo fu uccisa anche la fonte di Occorsio, Nicola D'Agostino, boss di Canolo (Reggio Calabria).

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