Giovedì, 24 Giugno 2021
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Alì sarà lapidato per aver manifestato contro il governo saudita

Ali ha solo 21 anni e ora su di lui grava una crudele condanna di decapitazione. Il tutto succede in Arabia Saudita, paese ospite della prossima edizione del Salone del libro di Torino. Bufera nella città e polemica con il cda dell'evento. Amnesty lancia un appello per salvarlo

Ali al-Nimr ha 21 anni, è un attivista sciita e i giudici di appello della Corte penale speciale e della Corte suprema dell’Arabia Saudita hanno confermato la sentenza di condanna a morte. La sentenza è stata emessa dal tribunale penale speciale di Gedda per la "partecipazione a manifestazioni antigovernative" a Qatif, cittadina nella parte orientale del regno, quando Ali aveva appena diciassette anni. Una storia che sta mobilitando il mondo intero, in particolare dopo che Amnesty International ha lanciato un appello per salvarlo da una morte non solo ingiusta, ma crudele: la pena è decapitazione, crocifissione e putrefazione del corpo. 

"UN PAESE SPIETATO" - L'Arabia Saudita è il paese che detiene il triste primato al mondo di esecuzioni capitali: 114 nei soli primi otto mesi del 2015, come spiegano dall’ong Nessuno Tocchi Caino. Secondo i funzionari delle Nazioni Unite la sentenza è figlia di una confessione estorta al giovane, nipote di un eminente religioso sciita Sheikh Nimr Baqir al-Nimr, anch’egli condannato a morte, con maltrattamenti e torture.

Gli Stati Uniti si sono detti "molto preoccupati" per la decisione dell'Arabia Saudita di giustiziare Ali Mohammed al-Nimr. Il commento è stato fatto dal portavoce del dipartimento di Stato americano, John Kirby, che non ha condannato la sentenza in sé: "Invitiamo il governo saudita al rispetto dei diritti umani universali e ai suoi obbligi di assicurare un processo equo e trasparente in questo caso e in tutti gli altri". Intanto la mobilitazione contro la sentenza ha coinvolto attivisti da tutto il mondo, viaggiando sul web attraverso l'hashtag #SaveAli.

IL CASO DI TORINO - Ma il caso riguarda il nostro Paese da molto vicino: nel 2016 il paese ospite del Salone del libro di Torino doveva essere proprio l'Arabia Saudita. In tanti avevano già espresso diverse perplessità su questa scelta, visto che il paese è famoso alle cronache non solo per il record di esecuzioni capitali ma anche per la negazione di diversi diritti delle donne: poco tempo fa aveva fatto scandalo la protesta di alcune attiviste arrestate perché erano arrivate in macchina al confine del paese, nonostante la guida dei mezzi di trasporto sia vietata alle donne per legge. 

Così la controversa partecipazione dell'Arabia Saudita viene messa in discussione e c'è già chi parla di cancellazione. Una decisione che spetterà alla presidente del consiglio d'amministrazione del Salone del Libro, Giovanna Milella. Il tutto è stato rimandato al 6 ottobre: "Sarà una decisione presa in modo risolutivo e in totale sintonia con le istituzioni fondatrici" ha spiegato Milella. Intanto è arrivata una richiesta dal sindaco di Torino Piero Fassino e dal presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino: rivedere la decisone per motivi umanitari. Una presa di posizione che arriva subito dopo l'annuncio della sentenza di pena di morte di Ali: "Riteniamo sia necessario riconsiderare l'invito - ha affermato Chiamparino - per l'importanza di trasmettere messaggi univoci e coerenti in tema di rispetto dei diritti universali della persona".

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