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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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"Corvo" in Vaticano: 18 mesi al maggiordomo del Papa

Il maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, è stato condannato per aver rubato carte riservate della Santa Sede. Il portavoce vaticano Federico Lombardi: "C'è l'eventualità concreta della grazia da parte del Papa". Lui in aula: "Ho agito per amore"

 

ROMA - La sentenza è arrivata: il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, è stato condannato a un anno e sei mesi per aver trafugato carte riservate della Santa Sede. Il tribunale vaticano ha disposto per l'uomo i domiciliari, in attesa che la difesa di Gabriele decida se fare richiesta di appello. Solo dopo, dunque, la magistratura vaticana deciderà come far scontare la pena all'ex assistente di camera di Benedetto XVI, se in un carcere italiano o se far scattare una sospensiva a causa delle attenuanti.
 
"POSSIBILE GRAZIA DEL PAPA - "Posso dire che l'eventualità della grazia è molto concreta e verosimile", ha detto il portavoce vaticano, Federico Lombardi. "Non so dire i tempi e i modi, ma posso affermare che il Papa studi l'eventualità senza timore di essere smentito", ha aggiunto il gesuita. "Ora ci sono anche gli atti di questo processo - ha detto Lombardi in riferimento alla parallela inchiesta svolta nei mesi scorsi da una commissione cardinalizia - e il Papa riceve tutte le informazioni e valuta la sua posizione".
 

Paolo Gabriele e Benedetto XVI | © TmNewsInfophoto

 
Nell'ultima udienza, stamane, il pm Nicola Picardi aveva chiesto tre anni di reclusione per l'ex aiutante del Pontefice, considerando il capo di imputazione di furto aggravato (pena fino a quattro anni) e le attenuanti generiche (sconto di un anno). L'avvocato di Paolo Gabriele, Cristiana Arru, aveva invece chiesto la derubricazione del reato da furto ad appropriazione indebita e il conseguente rilascio dell'imputato.
 
"HO AGITO PER AMORE" - Si è conclusa alle 10.15 l'ultima udienza del processo al maggiordomo, due ore dopo è arrivato il verdetto. La seduta era iniziata alle 9.10. Presente in aula, tra il pubblico, il padre dell'imputato. Dopo la requisitoria del pm e l'arringa della difesa, l'ex assistente di camera del Pontefice ha preso brevemente la parola. "La cosa che sento forte dentro di me è la convinzione di aver agito per amore esclusivo, direi viscerale, per la Chiesa di Cristo e per il suo capo visibile (il Papa, ndr.). E' questo che mi sento. Se mi devo ripetere, non mi sento un ladro" ha detto in aula.

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