Lunedì, 8 Marzo 2021
Forlì-Cesena

Le condanne per i militanti di Forza Nuova che inscenarono un funerale durante un’unione civile

Il caso a Cesena nel 2017. Per il tribunale diffamarono sia la coppia presa di mira sia la comunità lgbt. Esclusa l’imputazione per istigazione e propaganda all’odio

foto CesenaToday

Dieci militanti di Forza Nuova sono stati condannati per diffamazione dopo il finto funerale inscenato a Cesena nel 2017 per protestare contro un’unione civile di due uomini che si stava celebrando nei locali del Comune. Il tribunale di Forlì ha stabilito che ognuno dei militanti condannati dovrà versare 2.000 euro come pena pecuniaria. Alla coppia è stato riconosciuto un risarcimento pari a 5.000 euro, oltre alle spese legali. Esclusa l’imputazione di istigazione e propaganda all'odio.

Un gruppo di militanti della formazione di estrema destra mise in scena un finto funerale, sfilando per le vie di Cesena con una bara coperta da un tricolore e la scritta “matrimoni gay funerale d’Italia”. Finti manifesti funebri erano stati poi affissi in giro per la città: “Fine della civiltà, delle nostre tradizioni, della famiglia naturale, unico cardine della nostra società e dei diritti dei bambini a crescere con una mamma ed un papà”. 

La coppia presa di mira aveva sporto denuncia e il giudice ha accolto le richieste dell'avvocato Francesca Rupalti e Manuel Girola, entrambi soci di Avvocatura Lgbti- Rete Lenford e legali dei due uomini. Accolta anche la richiesta di risarcimento danni presentata dalla stessa associazione come parte civile. A Rete Lenford, i condannati risarciranno un danno di 1.000 euro, oltre al pagamento delle spese di giudizio. Stessa cifra, per le stesse ragioni, è stata riconosciuta ad Arcigay Rimini, anch'essa parte civile nel processo. Ognuna delle parti sarà risarcita anche delle spese legali pari a 1800 euro ciascuno. Una cifra totale di 29.800 euro a carico dei militanti di Forza Nuova.

"Necessaria quanto prima una legge contro omofobia e transfobia"

"Il caso avrebbe potuto sortire esiti ben più in linea con la gravità delle condotte contestate agli imputati, se la comunità Lgbtiq+ avesse goduto della tutela che il Ddl Zan, oggi in attesa di essere calendarizzato per la sua discussione in Senato, intende apprestare - è il commento del presidente di Rete Lenford, Vincenzo Miri - Il pubblico ministero, nel caso specifico, aveva inteso percorrere la via di un'interpretazione estensiva delle attuali norme che riguardano i crimini d'odio in ragione dei motivi razziali, etnici e religiosi. Ma il Tribunale non ha potuto seguirlo e ha ripiegato, quindi, su una condanna per un reato di minor impatto sociale quale è, per l'appunto, la diffamazione. Si tratta - ha aggiunto Miri - di un reato che tutela la reputazione individuale, ma non i diritti e la dignità della comunità Lgbtiq+ in quanto tale. Avvocatura per i diritti Lgbti - Rete Lenford auspica, pertanto che la legge contro l'omofobia e la transfobia venga approvata quanto prima".

"La sentenza di oggi - commenta Marco Tonti, presidente Arcigay Rimini - rende ancora più evidente la profonda necessità di una legge contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, una legge che dica chiaramente che questi comportamenti fascisti sono intollerabili in una democrazia che deve salvaguardare la libertà e la dignità di ogni cittadino. Il Senato approvi rapidamente la legge che ha come primo firmatario Alessandro Zan e finalmente metta al sicuro il diritto delle persone di essere se stesse".

Arcigay Rimini l'ha definita una "vittoria agrodolce". "Pur avendo l'ufficio del Pubblico ministero seguito la linea di Arcigay Rimini rappresentata dell'avvocato Christian Guidi del Foro di Rimini perfino citandone la memoria presentata in cui si sosteneva la discriminazione omofobica nel fenomeno ‘razzismo’, il tribunale pare non sostenere questa interpretazione - fanno sapere in una nota - Vedremo le motivazioni della sentenza, che pure è una sentenza di condanna che deve mettere in guardia chi in futuro vorrà pensare di compiere altri atti omofobici, ma è molto demoralizzante vivere in un Paese dove spesso nelle nostre vite di persone LGBT è impossibile avere giustizia per dei palesi soprusi come quelli avvenuti a Cesena ai danni di una coppia innocente di ragazzi il cui unico crimine' era unirsi civilmente". 

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