Giovedì, 6 Maggio 2021
Minacce e richieste di denaro / Catania

Giuseppe Condorelli, il re dei torroncini che ha denunciato il pizzo chiesto da Cosa Nostra

“Mettiti a posto o ti facciamo saltare in aria, cercati un amico”, scrivevano i mafiosi all’imprenditore Giuseppe Condorelli, la cui denuncia ha dato ulteriore spinta all’inchiesta che ha disarticolato alcuni gruppi mafiosi operanti nel catanese

Foto Condorelli/Facebook

L’azienda dolciaria siciliana Condorelli, nota in tutta Italia per la produzione di torroncini e dolci tipici locali, era finita nel mirino del clan mafioso etneo Santapaola-Ercolano. Minacce e richieste di denaro coraggiosamente respinte dal cavalier Giuseppe Condorelli, erede del fondatore dell’azienda, che ha denunciato tutto ai carabinieri. È quello che emerge dalle carte dell’indagine “Sotto Scacco”, l’operazione antimafia avviata nell’ottobre 2017 grazie alle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia e che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per 40 indagati (dieci agli arresti domiciliari) tra Catania, Siracusa, Cosenza e Bologna.

Il tentativo di estorsione ai danni della Condorelli di Belpasso

Tra le attività criminali di gruppi mafiosi legati alla famiglia Santapaola-Ercolano di Cosa Nostra disarticolati con i 40 arresti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori del comando provinciale dei Carabinieri di Catania coordinati dalla Dda, c’era anche il progetto di far arrivare ingenti carichi di cocaina dall’Ecuador e il tentativo di estorsione ai danni dell’azienda dolciaria Condorelli di Belpasso (Catania), fallito grazie alla ferma opposizione di Giuseppe Condorelli, che si è rivolto senza esitare ai carabinieri. Alla Condorelli, hanno ricostruito gli investigatori, era stata fatta trovare una bottiglia con del liquido infiammabile e un biglietto intimidatorio: "Mettiti a posto ho (sic) ti facciamo saltare in aria cercati un amico". Condorelli rifiutò di pagare e denunciò tutto ai militari, che stavano già indagando e intercettano una telefonata tra due affiliati che, secondo la conversazione finita agli atti nell’inchiesta, parlano dei rischi che si possono correre nel tentativo di estorcere denaro a un personaggio noto a livello nazionale come Giuseppe Condorelli, abbandonando il progetto estorsivo.

"Anche questa indagine 'Sotto Scacco', ancora una volta, riscontra come la denuncia è un comportamento virtuoso non solo dal punto di vista etico e sociale ma che anche in concreto permette poi di uscire da queste logiche di intimidazione tipiche delle organizzazioni criminali. Chi non si piega, come nel caso della nota industria dolciaria 'Condorelli', viene lasciato in pace”, ha detto all’Adnkronos Gianmauro Cipoletta, comandante della compagnia dei carabinieri di Paternò, nel catanese. 

Le attività criminali delle cosche disarticolate dopo l'operazione antimafia

L’operazione ha permesso di ricostruire gli organigrammi dei gruppi mafiosi legati alla famiglia Santapaola-Ercolano a Paternò e Belpasso, in provincia di Catania, impegnati in un fiorente traffico di stupefacenti, ma anche estorsioni, riciclaggio, ricettazione.

L’operazione ha portato a galla inoltre “una situazione di grave inquinamento mafioso del tessuto economico locale, come dimostra l'individuazione di diversi imprenditori che consapevolmente favorivano le illecite attività del clan”. Dalle indagini sono emerse anche i contributi al sodalizio mafiosi da parte di imprenditori di Paternò, con condotte volte a favorire consapevolmente le attività dei clan. 

Dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Catania è emerso anche un ulteriore canale di finanziamento delle casse del clan: l'indebita percezione dell'indennità di disoccupazione agricola. Secondo l'accusa, attraverso una rete di ditte compiacenti, consulenti del lavoro disponibili e soggetti che si prestavano a fungere da falsi braccianti,, l'organizzazione predisponeva tutta la documentazione necessaria ed inoltrava all'Inps le domande per l'indennità.

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