Lunedì, 21 Giugno 2021
Sociale

Le coop non ci stanno: "Ecco la carta contro Mafia Capitale"

I cooperatori sociali si sono trovati ad Assisi e dopo lo scandalo sui servizi sociali a Roma, hanno deciso di darsi un codice etico. Il documento si chiamerà proprio "Carta di Assisi"

Un vero e proprio codice etico che prevede la reale partecipazione di tutti i soci, parità di condizioni contrattuali senza nessun trattamento economico differenziato, trasparenza e radicamento nel territorio. Queste alcune delle linee guida di quella che è stata denominata la "Carta di Assisi" un documento che essere il nuovo punto di partenza per le cooperative sociali, dopo gli scandali di Mafia Capitale

Solidarietà e legalità sono le parole d’ordine condivise dai dirigenti della cooperazione sociale che hanno preso parte all’evento organizzato da Federsolidarietà, per celebrare il trentennale dalla prima assemblea delle cooperative sociali aderenti a Confcooperative. Una vera e propria sfida: "Un laboratorio di partecipazione e di rilancio motivazionale dove le cooperatrici e i cooperatori sociali possano rafforzarsi" spiega il presidente di Federsolidarietà Confcooperative Giuseppe Guerini.

L'idea è quella di aprire un tavolo che coinvolga anche la pubblica amministrazione e le istituzioni per combattere la corruzione e garantire un mercato trasparente e solidale nell'affidamento dei servizi nel settore pubblico. Ma anche un modo per spiegare che c'è una parte del mondo della cooperazione che con Mafia Capitale non ha nulla a che fare, che vuole rilanciare le imprese che si occupano del mondo del sociale: "Siamo convinti che questo sia il lavoro che la rappresentanza può fare. Perché è nell’interesse di tutti i suoi aderenti, garantire le regole del gioco e non dei singoli giocatori" continua Guerini. 

Il tavolo di discussione sarebbe permanente e affronterebbe i temi che riguardano il welfare e la cooperazione sociale, ma con un modello di riferimento diverso per le procedure di affidamento, fuori dalle logiche della criminalità organizzata: "È un ulteriore impegno nel segno della lotta alla corruzione che si inserisce in un percorso già avviato con la sigla del Protocollo della legalità con il Ministero dell’Interno e la redazione di un Codice Etico interno che impone, anche sul piano politico, una serie di comportamenti dentro il mondo dell’impresa e della rappresentanza" spiega Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative. Un passo in più verso quella famosa riforma del Terzo settore che in tanti, da prima degli scandali romani, chiede a gran voce.

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