Domenica, 20 Giugno 2021
Coppia Acido

Coppia acido, Martina Levato: "Mandate me e mio figlio da Don Mazzi" e lui accetta

La giovane mamma, dopo aver rivisto il figlio, ha fatto la particolare richiesta al suo legale. In alternativa c'è l'Icam, l'istituto per madri detenute con figli. La sua difesa formalizzerà un'istanza. Intanto il "prete dei vip" accetta

Continua la vicenda legata al piccolo Achille, il neonato figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher, conosciuti come la "coppia dell'acido". La madre, condannata a 14 per l'aggressione al suo ex pianificata con il suo attuale compagno, ha fatto una richiesta particolare ai suoi legali: dimessa dall'ospedale dov'è ricoverata da quando ha partorito, vorrebbe essere trasferita assieme al piccolo in una delle comunità di Don Mazzi o in alternativa in una Icam, istituto per madri detenute con figli. 

Nell'istanza, come chiarito dal legale, la difesa proporrà il trasferimento, ponendo sullo stesso piano le due alternative proposte ai giudici. Il difensore ha raccontato di aver illustrato il senso di questa istanza a Martina e la ragazza ha dato il suo consenso. Dopo l'istanza il pm Marcello Musso e anche quello minorile dovranno formulare un parere. Ma i tempi per la decisione dei giudici potrebbero allungarsi. Intanto madre e figlio rimarranno alla clinica Mangiagalli.

DON MAZZI HA DETTO Sì - Gli avvocati di Martina Levato - Stefano De Cesare e Laura Cossar - hanno individuato un centro dove permettere alla madre di continuare a vedere il figlio, secondo le direttive 'provvisorie' imposte dal Tribunale dei Minori. La struttura sarebbe una delle quaranta che la fondazione Exodus di don Antonio Mazzi ha sparse per l'Italia. Lui ha già dato la sua disponibilità: "Noi siamo pronti - ha detto - Martina deve stare con il bimbo, deve allattarlo, perché questa è l'unica via per salvare la mamma e il bambino". In alternativa i legali indicano l'Icam di Milano, il centro per le madri detenute.

Don Mazzi - che in uno dei suoi centri ospita già Fabrizio Corona - aveva già espresso il suo parere sulla vicenda quando, subito dopo il parto, il neonato era stato allontanato dalla madre: "Credo che il giudice abbia preferito lavarsi le mani e applicare le normali procedure. La ragione e l'opinione pubblica, di sicuro, sta tutta dalla sua parte. La madre ha fatto cose terribili e, umanamente parlando, nessuno si fiderebbe di lasciare in mano a mamma Martina un neonato. Io insisto ancora una volta nel chiedere che Martina tenga il frutto dei suoi nove mesi".

E aveva aggiunto: "Non credo nella cattiveria, non credo nell'impossibilità di una nuova vita per ambedue i genitori. Io ho visto miracoli e cambiamenti straordinari soprattutto in questi casi. Dimentichiamo e sottovalutiamo troppo spesso l'importanza delle emozioni, della potenza positiva che scatena l'innocenza, soprattutto in coloro che hanno sbagliato. Il procuratore ha dichiarato che in Martina c'è una irreversibile incapacità di svolgere funzioni genitoriali. Io dico il contrario. L'unico modo perché Martina possa scontare i suoi sbagli sarà la cura, la pazienza, l'amore, la tenerezza e la sofferenza che questa creatura scatenerà dentro al cuore di colei che tanti credono abbia perso il cuore, ma anche la testa, la dignità, la femminilità. La giustizia penale non ha mai sostituito o aggiustato un amore".

LE RICHIESTE DEL PADRE - Martina ha chiesto anche notizie del padre di Achille, Alexander Boettcher, che non ha mai visto il piccolo e nei giorni scorsi aveva proprio chiesto un incontro, dopo quello avuto con la madre che durante la visita si è definita "entusiasta". Boettcher non ha ancora riconosciuto il piccolo e nei giorni scorsi ha avanzato la richiesta, ma allo stato non ha ancora potuto formalizzare il riconoscimento perché non avrebbe ottenuto ancora i chiarimenti necessari sulle procedure. La difesa del giovane ha già depositato un'istanza ai giudici di Milano per chiedere l'autorizzazione a vedere il bambino, ma è necessario che prima si concluda la fase del riconoscimento.

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