Martedì, 20 Aprile 2021
Italia

Coronavirus, guarito con la terapia sperimentale: "Mi ha cambiato la vita"

Un 30enne guarito grazie alla terapia sperimentale con il Tocilizumab racconta in un video la sua battaglia con il Covid 19 nella Clinica di Malattie infettive a Chieti, le preoccupazioni per i suoi cari e raccomanda di attenersi alle regole

"La mia vita è cambiata". Marco (nome di fantasia), ha 30 anni e un lavoro pieno di soddisfazioni, fino all'incidente di percorso che mai avrebbe potuto immaginare: essere contagiato dal coronavirus. Ricoverato nella Clinica di Malattie infettive del Santissima Annunziata di Chieti, l'uomo è guarito grazie alla terapia sperimentale usata in reparto.

E, oggi, è la sua voce, nell'intervista diffusa dall'azienda sanitaria Lanciano-Vasto-Chieti, a raccontare l'incubo della malattia, dei giorni trascorsi in isolamento, della vita che oggi è cambiata.

"Di tempo per pensare ne ho avuto in ospedale. Sì, sono cambiato eccome. Ognuno dovrebbe apprendere qualcosa da questi giorni, perché è la vita di tutti a essere cambiata". 

"Ancora adesso non so dove, come e quando ho contratto il virus - dice il trentenne abruzzese ripercorrendo le ultime settimane - per quanto abbia cercato di darmi delle risposte. E' accaduto e basta, e farsi domande oltre un certo limite non era d'aiuto". Il giovane - riferisce la Asl Lanciano-Vasto-Chieti - è sempre stato informato e consapevole della patologia e della scelta del responsabile della Clinica, Jacopo Vecchiet, di curarlo con il Tocilizumab, farmaco già impiegato nella cura dell'artrite reumatoide e in grado di ridurre l'infiammazione che causa danni agli organi. Ha dato il consenso ed è iniziato il percorso.

"Quando sei lì hai paura non solo per te - aggiunge Marco - ma per quelli che sono a casa e temi di avere contagiato. Mi tormentava il pensiero di essere causa di sofferenza per le persone che amo di più e che mai avrei voluto mettere in pericolo". Tante le emozioni provate in un reparto nel quale si è isolati e i contatti con il mondo di fuori sono pochissimi: il senso di solitudine, l'angoscia lo hanno accompagnato a lungo, ma poi è prevalso il senso della realtà che certo non gli fa difetto "Arriva un momento nel quale pensi a una sola cosa devi migliorare la tua condizione, vale solo quello", conclude il giovane che, tornato a casa, affronta ora il periodo di sorveglianza e la 'nuova' vita.

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