Coronavirus, primo italiano positivo: confermata in Cina la morte del medico eroe

Esito positivo del test di conferma su uno dei rimpatriati da Wuhan e messo in quarantena alla Cecchignola. Intanto dopo una giornata di notizie contrastanti, è stata confermata la morte di Li Wenliang, il 34enne medico eroe che per primo lanciò l'allarme. Nuovi studi: virus "poco eterogeneo e mutabile", eventuale cura funzionerebbe per tutti

Coronavirus, massima attenzione in tutto il mondo. Nella foto Ansa/Epa un tassista a Singapore

Primo italiano positivo al coronavirus cinese: c'è la conferma. L’Istituto Superiore di Sanità ha appena comunicato nella tarda serata di giovedì alla task-force del Ministero della Salute "l’esito positivo del test di conferma su uno dei rimpatriati da Wuhan e messo in quarantena nella città militare della Cecchignola". Il paziente è attualmente ricoverato all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma "con modesto rialzo termico ed iperemia congiuntivale", sottolinea una nota dell'Istituto Superiore di Sanità.

"L’Istituto sta coordinando l’organizzazione della sorveglianza epidemiologica a livello nazionale e supporta i laboratori di riferimento regionali per garantire una prima diagnosi tempestiva. Nei casi di positività al primo test l’Istituto effettua le analisi di conferma comunicandole alla task-force del Ministero della Salute", conclude la nota.

Virologo: "Mi aspetto altri casi, potrebbe essere necessario allungare quarantena Cecchignola"

Dopo la conferma dell'infezione da nuovo coronavirus per un cittadino italiano rientrato da Wuhan "potrebbe essere necessario allungare la quarantena dei connazionali alla Cecchignola". Lo dice all'Adnkronos Salute è il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco.

L'uomo sarebbe stato ospitato alla Cecchignola in una stanza singola, "ma dal momento che ha iniziato a mostrare lievi sintomi solo ieri, potrebbe essere necessario prolungare il periodo di monitoraggio e controllo degli altri italiani rientrati da Wuahn. E' bene ricordare che in Italia sono state prese misure molto stringenti, ma considerato l'andamento della malattia a livello internazionale mi aspetto comunque altri casi".

"E' vero - aggiunge il virologo - che si tratta di un paziente italiano, ma in realtà questo è un caso di importazione perché l'uomo è stato nella città che è nel cuore dell'epidemia in corso in Cina". Quanto ai controlli attivati alle frontiere, "come presidente nazionale Anpas - sottolinea Pregliasco - posso dire che siamo stati coinvolti e che è positivo avere misure stringenti negli aeroporti e nei porti: misurare la temperatura non solo contribuisce a intercettare eventuali pazienti, ma mette in allerta e sensibilizza le persone, che sanno anche a chi rivolgersi in caso di sintomi sospetti. Restiamo vigili".

Coronavirus, 61 contagiati sulla nave da crociera

Sale invece a 61 il numero delle persone contagiate dal coronavirus sulla Diamond Princess, la nave da crociera ormeggiata in quarantena al porto di Yokohama, in Giappone, con circa 3700 persone a bordo. Nelle ultime ore è arrivata la conferma di 41 nuovi casi. A bordo della nave si trovano anche 35 italiani tra cui 25 membri dell'equipaggio. Nessuno dei nostri connazionali risulta contagiato.

Nessuna riapertura dei voli Italia-Cina

Senza conferme invece la notizia secondo cui l'Italia sarebbe stata pronta a riattivare alcuni voli con la Cina, fatta circolare dai media cinesi dopo un incontro tra il vice ministro degli Esteri e il nostro ambasciatore a Pechino, Luca Ferrari. L'Italia è stato l'unico Paese Ue a introdurre il blocco totale di voli da e per la Cina, causando "grande irritazione" a Pechino.

La notizia riportata dall'agenzia cinese Xhinua circa una riapertura dei voli tra Italia e Cina "è priva di fondamento". Lo precisano fonti della Farnesina, ribadendo il profondo legame di amicizia tra i due Paesi.

Coronavirus, bollettino quotidiano: quanti sono i contagiati

Con altri 73 decessi e 3.143 nuovi casi è salito a 636 morti e 31.161 contagi confermati il bilancio della diffusione del coronavirus in Cina. Lo ha reso noto la Commissione sanitaria nazionale cinese nel suo bollettino quotidiano. La maggior parte delle persone che hanno perso la vita ieri erano della provincia di Hubei, l'epicentro dell'epidemia del virus.

Confermata la notizia della morte di Li Wenliang

Al termine di una giornata di notizie contrastanti, è stata confermata la morte di Li Wenliang, il 34enne medico eroe che per primo lanciò l'allarme sulla diffusione del coronavirus. A quanto riporta il South China morning Post, Li è deceduto alle 02.58 di venerdì (ora cinese). Lo ha comunicato l'ospedale di Wuhan dove il medico era ricoverato dopo aver contratto la malattia sul lavoro. I media cinesi avevano dato questa mattina la notizia del suo decesso, ma poi l'ospedale di Wuhan l'aveva smentita, sottolineando però che le sue condizioni erano critiche.

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Virus "poco eterogeneo e mutabile": una eventuale cura funzionerebbe per tutti

"Il virus è poco eterogeneo e mutabile: un dato ottimistico". Soprattuto perché "il fatto che la popolazione virale sia uniforme ci dice che un'eventuale terapia farmacologica dovrebbe funzionare su tutti". Lo spiega Federico M. Giorgi, ricercatore di bioinformatica al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'università di Bologna, che ha guidato uno studio di confronto fra i genomi dei 56 coronavirus finora sequenziati da vari laboratori nel mondo, Spallanzani di Roma compreso. E' "lo studio più esteso di genomica comparativa per questo nuovo virus finora realizzato", sottolineano dall'ateneo 'Alma Mater'.

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