Il racconto di Edoardo, l'atleta guarito dal coronavirus: ''Tosse forte e dolori, sono stato fortunato''

Il racconto del mezzofondista di Milano, passato dai Campionati di atletica leggera al ricovero in ospedale: ''Bisogna evitare il contagio, l'età non conta''

Edoardo Melloni (Foto da MilanoToday)

''In queste settimane è successo di tutto'': inizia così il racconto di Edoardo Melloni, atleta del CUS Pro Patria Milano di 29 anni, passato in poco tempo dai Campionati italiani di atletica leggera all'ospedale Sacco di Milano, dove è stato ricoverato a causa del nuovo coronavirus. L'atleta aveva da poco terminato la stagione sportiva, quando il virus ha fatto la sua comparsa: ''È davvero una cosa pazzesca pensare come la vita può cambiare da un giorno all’altro. Per questa stagione avevo deciso di dedicare più tempo agli allenamenti, motivo per il quale ho deciso di trascorrere un periodo in Kenya per allenarmi in altura e prepararmi ai Campionati Italiani di Cross, poi cancellati proprio nel weekend che ha preceduto il mio ricovero, quando già non stavo benissimo. Il secondo obiettivo stagionale erano i Campionati Assoluti di Ancona, a cui sono riuscito a partecipare''.

Per Edoardo, dopo una settimana di ricovero in ospedale, l'incubo è finito. Adesso sta bene e proseguirà la quarantena in casa, ma non dimentica il momento in cui hanno iniziato a manifestarsi i primi sintomi: ''Erano sintomi leggeri, pensavo a una normale influenza. Un po’ di tosse e la febbre intorno ai 37,5°. Poi la tosse è diventata sempre più forte – ha raccontato a MilanoToday - al punto che di notte mi svegliavo per prolungati attacchi che duravano anche per diversi minuti. Ero costretto a star seduto e non sdraiato, quasi arrivavo alle lacrime dal dolore. Con l’aumento anche della febbre, il mio medico di base mi ha prescritto lo sciroppo, ma la tosse non andava via. La situazione è andata avanti fino a domenica 15 marzo, quando la tosse è diventata talmente forte al punto che mi sono anche trovato a sputare del sangue. Alla luce di questo mi hanno portato al pronto soccorso del Sacco".

"Mi hanno sottoposto a Raggi X e tampone: il primo ha evidenziato una polmonite in corso, il secondo ha dato esito positivo al Covid-19''.

Edoardo è rimasto al Sacco per una settimana, insieme ad altri casi non gravi di coronavirus: ''Non ho visto scene tragiche durante la degenza. Il personale sanitario limita al massimo gli accessi alle camere dei pazienti per due motivi. Il primo è per una questione di costi: le tute che vengono utilizzate sono monouso e hanno un costo molto alto. L’altro è legato al tempo: entrare nella camera di un malato di Covid vuol dire seguire un protocollo di vestizione che può durare anche più di 5 minuti''. Edoardo ha spiegato anche come avvenivano i contatti con il personale sanitario, che evitava al massimo di avvicinarsi: ''Ci telefonavano sul cellulare da vetro a vetro per evitare di entrare. In caso di necessità di supporto immediato era sufficiente premere il pulsante''

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Un'esperienza drammatica che ha lasciato il segno nell'atleta del CUS Pro Patria Milano, che ha voluto lanciare un appello: ''Ci ho riflettuto e da un lato mi ritenevo molto sfortunato, perché da quello che si leggeva, il Coronavirus era una malattia che colpiva molto più gli anziani. Poi però ho letto anche le notizie di ventenni e trentenni in terapia intensiva, di ragazzi di 34 anni morti senza alcuna patologia pregressa. E allora penso di esser stato anche molto fortunato perché non sono stato mai veramente male. Ma se sarai fortunato o sfortunato, non puoi saperlo prima. Puoi contrarre il Covid-19 ed essere asintomatico, oppure sviluppare una polmonite in forma grave ed essere intubato. Bisogna evitare a tutti costi di essere contagiati e l’età non conta: potrebbe passare come passa un raffreddore, ma potrebbe anche non essere così. E a priori non ci è dato saperlo''.    

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