Mercoledì, 22 Settembre 2021
Corruzione

Corruzione all'Agenzia delle Entrate: funzionari e dirigenti in arresto a Venezia

Quattordici tra imprenditori e funzionari pubblici in carcere, 2 ai domiciliari. Accertati almeno 6 episodi illegali. Regali e assunzioni per ammorbidire di milioni il debito con l'erario

Immagine d'archivio

Addetti alla riscossione delle tasse pagati dagli imprenditori per "sgonfiare" gli importi delle imposte dovute. Funzionari pubblici corrotti per favorire titolari d'impresa, un calderone da cui tutti riuscivano a trarre il proprio vantaggio.

Gli imprenditori nei guai sono 6, 3 i funzionari dell'Agenzia delle Entrate, 2 i commercialisti, 2 gli ufficiali della guardia di finanza, un appartenente alla commissione tributaria regionale per il Veneto e 2 dirigenti di una compagnia assicuratrice veronese: è il variegato panorama degli arrestati nell'operazione sfociata nel blitz di venerdì, eseguito dal Nucleo di polizia tributaria di Venezia.

Eseguite 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 2 ai domiciliari (entrambi imprenditori) emesse dal Gip del tribunale di Venezia su richiesta della Procura.

LE ACCUSE DELLA PROCURA

Tutti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, "coinvolti con diversi ruoli in fatti di corruzione commessi al fine di sgonfiare gli importi delle imposte da pagare da parte di imprese già sottoposte a verifiche fiscali". L'indagine - iniziata nell'estate del 2015 - è definita "la più grossa in tema di corruzione dopo il Mose in Veneto", e non a caso ha avuto origine da un filone collaterale del sistema di corruzione legato alle paratoie mobili, nella quale erano emersi "comportamenti sospetti tenuti da un dirigente dell’amministrazione finanziaria".

IL PRIMO EPISODIO

Il primo episodio riscontrato consiste in un patto corruttivo tra un imprenditore jesolano ed un dirigente dell’Agenzie delle Entrate, che, trasferito in un'altra regione dopo i contatti preliminari (è diventato direttore dell'Agenzia delle entrate della provincia di Pesaro-Urbino), si è avvalso del suo pari grado in servizio a Venezia, con cui c'erano buoni rapporti. Sono state raccolte fonti di prova relative alla corresponsione di tangenti per un totale  di 140mila euro, in varie tranche tra il settembre 2016 e il maggio 2017; in cambio, i due funzionari si sono adoperati per ridurre di circa l’80% le imposte dovute da tre società edili, con sede in provincia di Venezia, riconducibili all’imprenditore, che erano state sottoposte a verifica fiscale da altri funzionari della stessa Agenzia, passando così da 41 milioni di euro dell’originaria pretesa di gettito a poco più di 8 milioni di euro effettivamente pagati. Inoltre, l’imprenditore ha ottenuto che venisse ritardata la notifica di altri avvisi di accertamento per debiti tributari, in modo da poter chiedere rimborsi Iva, ammontanti a 600mila euro, che altrimenti non avrebbe potuto legittimamente ottenere.

Nelle vicende sono risultati partecipi, con ruoli attivi, anche i familiari dell’imprenditore (moglie e due figli, incaricati da quest'ultimo di mantenere i rapporti con i pubblici ufficiali corrotti). Un altro episodio invece a Chioggia: gli stessi due funzionari si erano accordati, secondo l'accusa, con un commercialista della città clodiense per ricevere 50mila euro in cambio della promessa di “accomodare” un accertamento tributario ad un’impresa del posto. Si sarebbero accordati per favorire l'emissione di avvisi di accertamento a condizioni più favorvoli per il contribuente, con riduzione dell'imposta pretesa e delle relative sanzioni e interessi. L'intento sarebbe stato anche di pilotare a favore delle società verificate gli accertamenti tributari dell'Agenzia delle Entrate.

Nel mirino A.S., con studio a Chioggia, che curava gli interessi di un'impresa attiva nel settore marittimo. I due funzionari dell'Agenzia delle entrate avrebbero accettato la promessa della consegna di denaro di somme non definite, ma comunque superiori a 50mila euro. Sarebbe tutto stato definito dopo la redazione effettiva delle pratiche.

GLI ALTRI EPISODI

Ulteriore vicenda simile, sempre con lo scopo di ridimensionare l’esito di verifiche, ha visto coinvolti il Nucleo di polizia tributaria di Venezia, una società immobiliare e un’azienda di trasporti di Venezia. I due titolari delle imprese ispezionate (sono amministratori di fatto di 3 realtà societarie) avrebbero corrotto un ufficiale della guardia di finanza (si tratta di un tenente colonnello in servizio al Comando regionale Veneto) e un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, già capo del settore controlli e riscossione fino al 31 gennaio 2016 e poi capo ufficio "Grandi Contribuenti" della Direzione regionale del Veneto. Fondamentale l’intermediazione di una commercialista trevigiana, T.M. L’ufficiale, in cambio di denaro e beni di lusso per un valore di 40mila euro, avrebbe fatto da “ponte” verso il funzionario dell’Agenzie delle Entrate, e, con il proprio interessamento, supportato dalla commercialista, avebbe reso possibile la riduzione di oltre il 70% dell’importo del debito complessivo delle aziende verificate, passato da 13 milioni di euro a 3,7. Erano stati promessi altri 30mila euro e ci sarebbe stata anche la consegna di alcuni orologi di valore, oltre che la possibilità di future assunzioni nelle società del gruppo oggetto degli accertamenti.

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