Martedì, 21 Settembre 2021
Corruzione

Rolex, feste private e auto di lusso in cambio di appalti: sei arresti a Catania

Da un lato i vertici della Pubbliservizi, dall'altro imprenditori del settore dell'energia elettrica e dell'edilizia: CataniaToday spiega i dettagli dell'operazione "cerchio magico"

Immagine d'archivio

CATANIA - Automobili, Rolex da 23 mila euro e feste di compleanno, pagate profumatamente dagli amministratori delegati di tre società, la "Renergy" di Rosario Reitano, la "Light and power srl" gestita da Santo Nicotra e la "MA.GI. srl" amministrata di fatto da Alfio Giuffrida. Un meccanismo collaudato che seguiva un cliché ormai tristemente noto che, in sei mesi di indagine, è costato circa 200 mila euro ai contribuenti della provincia di Catania. Una cifra che però, come spiega il pm Fabio Regolo, "sarebbe potuta essere molto superiore, se non fossimo intervenuti con le nostre indagini e con le misure cautelari". 

Chi è finito in manette

Per i primi due arrestati, Messina e Trombetta, gli uomini della Procura hanno chiesto e ottenuto dal Gip la detenzione in carcere, mentre per gli altri quattro sono stati disposti gli arresti domiciliari. 

L'ex presidente e il consulente di Pubbliservizi, secondo i magistrati, avrebbero infatti creato un vero e proprio "sodalizio criminale" che ha portato alla formulazione del reato di associazione a delinquere ai fini della corruzione. "I vertici della partecipata della Città metropolitana - ha dichiarato il Procuratore Carmelo Zuccaro -  invece di favorire l'interesse comune privilegiavano alcune ditte dietro lauti compensi in denaro. Un comportamento che, grazie all'apporto del nostro nucleo che si occupa specificatamente dei reati contro la pubblica amministrazione, è stato interrotto con un'indagine fulminea, condotta nell'arco di sei mesi".

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Il meccanismo della corruzione e le indagini

A descrivere il meccanismo, in particolar modo, è il nuovo comandante delle fiamme gialle di Catania, generale Antonio Quintavalle: "Veniva fatto un uso strumentale dei conti correnti della società e di quelli dei soggetti interessati nelle indagini. In particolare, sono stati rilevati dei flussi di denaro che venivano giustificati con fini della società, come lavori o forniture, ma che in realtà tornavano nelle tasche degli indagati". Ad aver fatto scattare l'associazione a delinquere, chiarisce poi il pm Fabio Regolo "è il fatto che gestissero quella società non con l'ottica del pubblico ufficiale ma come cosa propria e, nonostante Pubbliservizi abbia in organico più di 400 dipendenti pagati con i soldi dei contribuenti, era continuo il ricorso a consulenze esterne".

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A far partire gli approfondimenti, sarebbe stata una denuncia per altri fatti effettuata dallo stesso Messina che si era recato alla guardia di finanza per presentare presunti illeciti effettuati dai suoi predecessori alla guida della partecipata. "Comportamenti che sono stati ritenuti infondati, così come le presunte minacce ricevute nel 2015", aggiunge il Procuratore. Dagli accertamenti scaturiti però i militari avrebbero scoperto le condotte illecite che hanno portato ai provvedimenti di oggi. A favorire lo svolgimento delle indagini, come spiegano sia il Procuratore che i suoi collaboratori, sarebbe stato l'ex RUP di Pubbliservizi, Salvatore Branchina, che per il contributo offerto non è stato raggiunto da misure restrittive.  

Auto di lusso e feste di compleanno

Il nucleo di polizia tributaria della finanza ha accertato che gli imprenditori corrotti avrebbero comprato una Bmw X3 alla moglie del consulente Trombetta, pagato pranzi, cene e vestiti firmati e, addirittura, contribuito con 10 mila euro all'acquisto di un Rolex del valore totale di 23 mila euro come regalo di compleanno di Adolfo Messina. La cui festa, tra l'altro, sarebbe stata totalmente a spese di Alfio Giuffrida, imprenditore della MA.GI, e svolta nella casa di quest'ultimo a Trecastagni. L'orologio però avrebbe suscitato grosso clamore all'interno degli ambienti di Pubbliservizi e, per questioni di opportunità, sarebbe stato non accettato da Messina che avrebbe proposto un cambio con un orologio di minor valore. Secondo i pm, infine, gli indagati avrebbero più volte provato a inquinare le prove facendo sparire documenti o alterandoli ed eliminando le cimici applicate nelle automobili. 

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