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Lunedì, 24 Gennaio 2022
L'anniversario

Dieci anni fa il disastro della Costa Concordia, un "inchino" costato 32 vite

Era il 13 gennaio 2012 quando, alle 21:42, la nave da crociera partita da Civitavecchia cambia rotta per volere del comandante Schettino e punta verso l’Isola del Giglio. L'imbarcazione, con a bordo 4.229 persone, finisce contro uno scoglio. E' la fine. La ricostruzione di quella notte tra urla, errori e disperazione. Oggi l'ultima commemorazione pubblica

Tredici gennaio 2012 - tredici gennaio 2022. Dieci anni. E' il tempo passato dalla tragedia della Costa Concordia. Alle 21:42 la nave da crociera, partita da Civitavecchia alle 18:57, all’altezza del promontorio dell’Argentario abbandona la rotta per Savona e punta verso l’Isola del Giglio. L'imbarcazione finisce contro uno scoglio. La nave inzia a imbarcare acqua, si inabissa per metà. A bordo ci sono 4.229 persone (1.013 membri dell’equipaggio e 3.216 passeggeri di nazionalità diverse) 32 perdono la vita. Per le altre nulla sarà più come prima: la paura, la fuga, l'attesa dei soccorsi, il freddo, le scialuppe prese d'assalto.

Da quel 13 gennaio la parola "inchino" cambia significato: da gesto di sottomissione, rispetto, a sinonino di una tragedia che si poteva evitare. L'urto contro lo scoglio infatti è figlio di una decisione del comandante, Francesco Schettino, che vuole fare “l’inchino” davanti alle case di Giglio Porto. Ovvero vuole condurre la nave più vicino possibile alla costa, una manovra non codificata ma praticata per salutare chi è sulla terraferma.

L'inchino

Schettino è in plancia, con lui anche il maître di bordo Antonello Tievoli, di origini gigliesi (in suo onore era stato ordinato l'inchino); il commissario di bordo Manrico Giampedroni e un'hostess moldava. Quando il comandante si accorge di essere troppo vicino, ordina di cambiare rotta ma il timoniere indonesiano capisce male l’ultima indicazione e ruota il timone di 20 gradi in senso opposto. L'urto è forte, un boato scuote tutti. Si apre uno squarcio di circa 70 metri sul lato sinistro della nave, che si arena sullo scalino roccioso a nord di Giglio Porto. E' il panico. E'il caos. Schettino pronuncia una frase che non sfugge alla scatola nera: “Madonna ch’aggio cumbinato…”.

Scattano tutti gli allarmi di bordo, l’acqua entra veloce e inonda la parte più bassa dello scafo, quella con la parte meccanica del "gigante marino" di oltre 114 tonnellate. Scatta il blackout elettrico. I comandi sono fuori uso: la nave è ingestibile. Dopo quindici minuti dall’impatto però, nessun ordine di "abbandono nave" viene impartito. Al contrario, l'indicazione è quella di comunicare solo un blackout. Nel frattempo però l'acqua si prende tutto, travolge ciò che incontra. 

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L'Sos

E' un susseguirsi eventi. Alle 21:57, Schettino chiama per la prima volta il responsabile dell’unità di crisi di Costa Crociere, Roberto Ferrarini. Gli racconta cosa è accaduto ma lo rassicura. Poco dopo la Concordia cambia direzione, ritorna con la prua verso la costa, con la velocità ridotta a un nodo. Un fatto che salverà la vita di tanti, che Schettino sostiene essere frutto di una sua manovra, ma per i periti è stato il vento insieme alle correnti marine e al movimento interno dell’acqua penetrata nella nave a modificare la direzione della nave. Poi la brusca giravolta sul lato di dritta. 

Alle 22:33 il segnale d’emergenza. Dieci minuti dopo viene data l’istruzione di indossare i giubbotti salvagente. Non tutti ce li hanno. Panico: al buio e al freddo c'è chi scappa verso le lance di salvataggio, chi perde l'equilibrio e viene calpestato da chi cerca riparo; chi finisce in mare e non riesce più a riemergere. Il silenzio della notte rotto dalle urla e dal rumore degli oggetti che si rompono uno dopo l'altro nella nave. Si scopre che molte scialuppe sono inutilizzabili perché si affacciano su un lato della nave ormai troppo inclinato. Sono le 22:51 quando Schettino ordina il tanto atteso "abbandono nave”, che sarà diramato ufficialmente alle 22:54 dal comandante in seconda Roberto Bosiio.

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De Falco: "Salga a bordo cazzo"

E' passata la mezzanotte quando la Capitaneria di Porto di Livorno contatta al cellulare il comandante Schettino. Riferisce di trovarsi a bordo di una lancia di salvataggio e di seguire i soccorsi dal mare. Però è evasivo sul numero dei passeggeri ancora da salvare. In sala operativa c'è il capitano di fregata Gregorio De Falco. Alle 1:46 la telefonata tra De Falco e Schettino, nella quale viene ordinato al comandante della Costa Concordia di tornare a bordo e coordinare i soccorsi: "Salga a bordo, cazzo!”.
Una frase che lo rende celebre, che lo trasforma nell'eroe buono delle favole (Cambia anche la sua carriera, viene poi eletto al Senato con il Movimento 5 stelle per poi passare al Gruppo misto).

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Schettino oggi

Schettino, 61 anni, da oltre 4 anni e mezzo è detenuto nel nuovo complesso del carcere di Rebibbia per scontare la condanna a 16 anni per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo, lesioni colpose plurime, abbandono nave, false comunicazioni. A maggio 2022, dopo aver scontato un terzo della pena, potrà chiedere di essere ammesso a misure alternative rispetto alla detenzione in prigione. 

Il recupero del relitto

Per il recupero della Costa Concordia è stato creato un consorzio tra l’azienda italiana Micoperi e l’americana Titan Salvage. Le operazioni - complesse per la mole del relitto e per il pericolo che uscissero liquami tossici creando un disastro ambientale - sono iniziate il 29 maggio 2012. Il 18 giugno 2012 cominciano i lavori di rimozione del relitto. Viene istituito dal governo un Osservatorio, che sostituisce il Comitato tecnico scientifico, e risponde direttamente al Commissario straordinario per l’emergenza Franco Gabrielli. Il 23 luglio 2014 la nave è raddrizzata e comincia l’ultimo viaggio: trainata da due rimorchiatori oceanici tocca il porto di Genova in poco meno di quattro giorni. Dopo un primo smantellamento, il 12 maggio 2015 viene trasferita nell’area dell’ex Superbacino del porto di Genova per la sua definitiva demolizione. 

Il ricordo

Oggi 13 gennaio è il giorno del ricordo. Al Giglio sarà celebrata una messa di suffragio per le vittime, poi la deposizione di una corona di fiori e una fiaccolata. In serata sarà invece il suono delle sirene delle imbarcazioni a omaggiare chi non c'è più.

Il sindaco del Giglio, Sergio Ortelli, ha annunciato che quella odierna sarà "l'ultima celebrazione pubblica perché non vogliamo dimenticare ma vogliamo rispettare le 32 vittime". Il Consiglio comunale ha deciso di celebrare questo giorno per sempre chiamandolo "Giornata della memoria". Per il primo cittadino "è doveroso nei confronti dei parenti delle vittime del naufragio. Sulla nave c'erano persone di 54 nazionalità ed è giusto che vengano ricordate per sempre".

Ma il ricordo di quella tragedia è ben impresso nella mente di tutti, non solo di chi al Giglio vive. La Guardia Costiera in un tweet scrive: "Il 13 gennaio 2012, alle ore 21:42, la #CostaConcordia naufraga. A bordo ci sono 4.229 persone. I soccorsi arrivano dall'alto e dal mare. Il 14 gennaio iniziano le operazioni subacquee di ricerca dei dispersi. Oltre 4.000 le persone salvate. 32 le vittime, che non dimentichiamo".

Su Twitter anche il messaggio dei Vigili del fuoco: "Dieci anni fa il naufragio della Costa Concordia davanti l'Isola del Giglio (Grosseto). Centocinquanta vigili del fuoco, tra cui sommozzatori ed esperti speleo, lavorarono da subito per prestare soccorso ai passeggeri e ricercare i dispersi: 60 i salvataggi, 32 le vittime". 

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