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Domenica, 5 Febbraio 2023
Costa Concordia

Concordia, parla Schettino: "Inchino al Giglio per motivi commerciali"

Il comandante della Costa naufragata al Giglio il 13 gennaio 2012 si è sottoposto per la prima volta all'interrogatorio. Sull'inchino: "Lo feci per motivi commerciali, volevo prendere tre piccioni con una fava"

ROMA - Quell'inchino, la morte di trentadue persone e il disastro ambientale da oggi hanno un perché. Un perché "ufficiale", arrivato per la prima volta dalla viva voce di chi quella tragica sera del 13 gennaio 2012 era al comando della Costa Concordia. Francesco Schettino, il capitale della nave naufragata all'isola del Giglio ormai tre anni fa, è stato sottoposto oggi al suo primo interrogatorio nel corso del processo sull'incidente, per cui è imputato. L'esame era stato chiesto dalla procura di Grosseto, che sembra intenzionata a chiedere per lui una pena pesantissima, e il comandante - arrivato con mezz'ora di ritardo - ha risposto alle domande del pm, Alessandro Leopizzi, ricostruendo ciò che accadde quella sera e dando una spiegazione, o almeno provandoci, a quella strage. 

"INCHINO PER MOTIVI COMMERCIALI" - La prima risposta Schettino l'ha data sull'inchino. "L'avvicinamento all'isola favorisce l'aspetto commerciale", ha confessato, e anche per questo venne deciso di accostare la Concordia all'isola del Giglio. Un avvicinamento di cui, ha confessato lo stesso comandante, Costa non sapeva nulla.  "Nelle varie probabilità la navigazione sotto costa si è sempre effettuata e il comandante della nave ha la facoltà di tracciare la rotta ma non ha nessun obbligo di informare l'armatore - ha spiegato Schettino -. In questo caso non essendo pianificata la navigazione turistica", come potrebbe essere in un golfo magari prevedendo anche una sosta, "ma trattandosi di un'accostata, non ho avvisato nessuno".

"TRE PICCIONI CON UNA FAVA" -  Ma perché Schettino decise di compiere quella manovra tanto pericolosa quanto vietata? Solo per "motivi commerciali"? L'ex capitano ha ricordato che i contatti con il comandante in pensione, Mario Palombo, che spesso soggiorna sull'isola, e la richiesta del maitre Antonello Tievoli lo indussero a decidere per l'avvicinamento al Giglio. "Considerato anche l'aspetto commerciale volevo prendere tre piccioni con una fava - ha ammesso - Fare un piacere a Tievoli, omaggiare l'isola e Palombo" e, infine, dare un valore aggiunto al valore commerciale della crociera. "Lo abbiamo fatto anche per una questione commerciale - ha ribadito - così la gente da terra poteva fare le foto e i passeggeri potevano vedere l’isola. Dei francesi me lo chiesero anche a cena". Una cosa che Schettino aveva già fatto "un paio di volte" in passato, ma che quel 13 gennaio 2012 finì in tragedia.  

LE ACCUSE AL SECONDO - Non solo ammissioni, però. Perché l'ex comandante della Costa ha ance cercato di difendersi, mettendo in luce errori e omissioni degli ufficiali che erano in plancia con lui durante la manovra di avvicinamento al Giglio. "Non nascondo di aver dormito in questa vicenda, ma in plancia non mi é stata descritta la situazione reale. Ambrosio - il secondo alla guida - mi ha assicurato che se andavamo dritto non prendevamo terra". E poi ancora, dopo l'impatto: "Chiesi dov’era questo scoglio, dato che sul radar non risultava. E lui rispose: a dritta. Ma allora perché non lo ha detto chiaramente prima". 

SCHETTINO SENZA OCCHIALI - Sul radar, insomma, Schettino non vedeva lo scoglio. Da qui la domanda del pm Leopizzi: "Ma lei vedeva bene il radar? Ci vede bene, porta gli occhiali?". E l'imputato: "Portavo le lenti a contatto. Io mi sottopongo a visita oculistica biennale anche per l’età, e sono sempre risultato idoneo al comando", si è difeso.  

LA LETTERA A COSTA - E' stato lo stesso Schettino, poi, a raccontare un aneddoto sul suo rapporto con Costa e sulle sue esigenze da comandante. "Nel 2007, quando ero alla guida della Costa Europa, scrissi una lettera a Costa Crociere. Nella lettera - ha raccontato - spiegavo che non volevo sul ponte di comando nessun marinaio, perché se il marinaio era al timone non c’era nessuno di vedetta. Così, fregandomi delle disposizioni aziendali, chiesi due marinai, ma per poter usare questo sistema serviva un passaggio di vedetta che non avevo. Per questo chiesi due marinai. Ma - ha concluso - non mi hanno mai risposto".

La Costa Concordia vista dall'isola

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