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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Le stime

Covid, boom di contagi tra gli infermieri e assistenza a rischio: in un mese +7.160 casi

L'allarme della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche. Complessivamente gli operatori sanitari positivi dal 2 dicembre al 2 gennaio sono passati da 4.142 a 12.870 (+210%). Numeri che pesano non solo sugli ospedali, ma anche sulle case di cura e le terapie domiciliari

Inizio anno dal sapore amaro per gli infermieri. Gli operatori sanitari contagiati dal Covid erano 4.142 il 2 dicembre 2021 e sono balzati a 12.870, +8.728 (+210%) in appena 30 giorni, il 2 gennaio, triplicando i contagi. Di questi circa 7.160 sono infermieri. I numeri sono snocciolati dalla Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi), che cita dati dell'Istituto superiore di sanità e lancia l'allarme sia per i rischi della professione sia per i riflessi che l'impennata di contagi può avere in termini di assistenza ai cittadini.

Secondo le stime Fnopi sono in tutto 135 mila gli infermieri contagiati da inizio pandemia. "E la carenza di professionisti della sanità - dicono dalla Federazione - si aggrava con i contagi e l’assistenza rischia di esserne seriamente compromessa. La maggior forza lavoro nelle strutture di ricovero e a domicilio sono gli infermieri. Perché sono h24 accanto agli assistiti e perché sono i più numerosi e meglio formati sia dal punto di vista organizzativo che clinico per assistere le persone".

L'effetto vaccino

Incoraggianti però sono i dati sull'"effetto vaccino", dose booster compresa: "a giugno 2020, con la prima fase della pandemia calante, ma senza vaccini, il rapporto operatori sanitari contagiati-popolazione contagiata era quasi del 13%, mentre già con le prime dosi di vaccino e senza varianti, che come la omicron moltiplicano i contagi, a dicembre 2020 si scende a un valore medio di circa il 3%, legato anche alle misure di contenimento generali per le festività che hanno portato un crollo nei contagi della popolazione, per passare all’inizio di dicembre 2021, Omicron compresa, a circa l’1,6% e ancora, nonostante tutto, a inizio 2022, anche con i casi in aumento esponenziale, a circa l’1,3 per cento. Questo grazie alla diffusione pressoché totale della dose booster tra gli operatori a contatto con gli assistiti, con casi di gravità minore per loro e stop dei decessi".

La strada per evitare il collasso

Per la Federazione la prima cosa da fare è "assicurarsi che tutti siano vaccinati, anche perché l’evidenza mostra che i casi più gravi nelle terapie intensive, sono quasi tutti non vaccinati. Ma non basta. Tutti devono capire che vanno mantenute le misure di sicurezza che rallentano la diffusione del virus". 

La Fnopi chiede però alle istituzioni azioni concrete: "Dopo averci definiti eroi, senza capire che quello è il nostro lavoro di tutti i giorni, dopo averci applauditi e premiati con bellissime parole, con pochi passi sarebbe ora di passare ai fatti, per rendere più forte, sicura e di qualità l’assistenza. Tre sono i passi a breve, medio e lungo termine: eliminare lacci e lacciuoli di una burocrazia barricata dietro il muro dell’incompatibilità che bisognerebbe abbattere per far fronte alla carenza, gravissima, di professionisti, che non consente oggi di mettere a disposizione dell’assistenza almeno 600 mila ore a settimana in più di assistenza infermieristica, vitale per il territorio, i pazienti Covid, ma soprattutto per i non Covid, che si sono trovati soli nella pandemia".fnopi infermieri contagi-2"Il secondo e il terzo passo sono per il medio e lungo periodo – proseguono dalla Federazione – e riguardano la necessaria formazione di più operatori, soprattutto specializzati prevedendo una formazione con sbocchi anche clinici determinati dalle esigenze delle persone, per garantire la qualità dell’assistenza: infermiere di famiglia e comunità, infermiere scolastico, infermiere per la non autosufficienza, per le cure palliative, per l’assistenza agli anziani, per i cronici che ne hanno bisogno per la loro vita di tutti i giorni e così via. Serve che siano aumentati, gradualmente, i posti a bando nelle Università per gli infermieri (la carenza di personale oggi riconosciuta da centri di ricerca e istituzioni, va dagli 80 mila a oltre 101 mila unità) e che per farlo sia previsto anche di aumentare il numero di docenti-infermieri in grado di garantire la giusta formazione di qualità. Sono cose che avevamo chiesto di inserire nella legge di Bilancio 2022, che non avrebbero creato difficoltà al sistema, ma nessuno ha voluto ascoltare, tranne i senatori di maggioranza e opposizione, che gli oltre 456 mila infermieri iscritti agli albi (il 60% circa del personale sanitario del Ssn) ringraziano per aver presentato gli emendamenti, caduti poi nel nulla”.

C'è poi il fronte economico con la richiesta di un "riconoscimento nei fatti e non a parole per chi non ha lasciato mai solo nessuno e ancora oggi come sempre, rischia la propria salute per mettere in primo piano quella delle persone: l’indennità di specificità infermieristica, già finanziata nella legge di Bilancio 2021 e quindi senza bisogno di ulteriori oneri, che è stata agganciata a un contratto la cui applicazione definitiva non è certo imminente. Anche per questo avevamo sostenuto un emendamento che avrebbe consentito di assegnare l’indennità, già percepita dalla dirigenza sanitaria a inizio 2021, con cui chi sta lavorando ormai da due anni senza sosta avrebbe potuto, almeno in via transitoria e lasciandone la regolamentazione definitiva al contratto come prevede la norma, avere un minimo riconoscimento tangibile”.
 
 

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