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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Il nascondiglio / Trapani

Cosa c'è nel covo di Matteo Messina Denaro

Gli inquirenti hanno individuato e perquisito l'abitazione di Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, dove il boss avrebbe trascorso l'ultimo periodo della sua latitanza trentennale. "Una casa normale", spiegano gli inquirenti: nessuna arma, ma abiti firmati e profumi di lusso

Nessuna arma, ma abiti firmati, profumi di lusso e un arredamento definito dagli inquirenti "ricercato". È durata tutta la notte la perquisizione nel covo di Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa nostra arrestato nella mattina di ieri, lunedì 16 gennaio, mentre si trovava nella clinica La Maddalena, a Palermo.

Il covo di Messina Denaro. Foto di Bonfardino e Campolo (PalermoToday)

Dopo la cattura del latitante, il passo successivo è stato quello di trovare il covo in cui si è nascosto per 30 anni. Il nascondiglio è stato individuato nel centro abitato di Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, paese del favoreggiatore Giovanni Luppino, finito in manette insieme al capomafia. Alla perquisizione, effettuata dai carabinieri dei Ros, ha partecipato personalmente il procuratore aggiunto Paolo Guido che da anni indaga sull'ex latitante di Cosa nostra.

Matteo Messina Denaro, l'arresto dell'ultimo capomafia - La diretta

Nel nascondiglio di Matteo Messina Denaro non sono state trovate armi, almeno per il momento, ma molti abiti di lusso, firmati, diversi profumi, anche questi di lusso, e un arredamento definito "ricercato". "Il covo del latitante? L'abitazione di una persona normale". Queste le parole utilizzate dagli investigatori che hanno perquisito palmo a palmo l'abitazione in cui il boss avrebbe trascorso l'ultimo periodo della sua fuga trentennale.

Aver individuato e perquisito il covo di Messina Denaro rappresenta una tappa fondamentale nella ricostruzione della latitanza del boss mafioso. Non soltanto per fare chiarezza su come sia riuscito a nascondersi per 30 anni, vivendo praticamente alla luce del sole a pochi chilometri da casa, ma anche per eventuali documenti di cui potrebbe essere in possesso. Diversi pentiti hanno raccontato che il boss di Castelvetrano era il custode del tesoro di Totò Riina, con i documenti top secret che il boss corleonese teneva nel suo nascondiglio prima dell'arresto e poi spariti nel nulla.

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