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Domenica, 28 Novembre 2021
Crisi economica

Allarme lavoro: con la crisi persi 750mila posti

Sono i dati di una catastrofe quelli del rapporto sul mercato del lavoro 2012-2013 del Cnel: "In quattro anni le persone in difficoltà sono aumentate di due milioni"

Negli ultimi anni sono stati persi ben 750mila posti di lavoro. E' questo lo spaventoso prezzo della crisi. Un dato che avrebbe potuto essere ancora più drammatico se la produttività del lavoro non fosse rallentata, se le ore lavorate per occupato non si fossero ridotte, se il ricorso alla Cig non fosse aumentato per tutelare i redditi dei lavoratori e le potenzialità di ripartenza delle imprese. 

E' questo lo scenario delineato dal Cnel nel rapporto sul mercato del lavoro 2012-2013. Se l'occupazione fosse diminuita quanto il Pil, secondo i calcoli dell'istituto, le perdite oggi ammonterebbero a 1.870.000 occupati. 

L'occupazione, quindi, tiene rispetto alla caduta del prodotto interno lordo ma "a prezzo dell'impoverimento di molti lavoratori, dei sacrifici delle loro famiglie e della capacità di sopravvivenza delle imprese piu' tenaci". 

ALLARME GIOVANI - Un giovane su quattro non lavora o studia. Nonostante questo dato il tasso di attività dei giovani (15-29 anni) è in aumento, ma rappresenta meno del 7% degli attivi mentre gli over 55 sono ormai più del 12%. Non si arresta il fenomeno dei Neet (not in employment, education or training): la quota di ragazzi che non hanno un'occupazione e al tempo stesso non sono a scuola o in formazione si attesta al 23,9% della popolazione giovanile, con punte di 35% nelle regioni del Mezzogiorno. Più attivi sul mercato, ma più disoccupati o sottoinquadrati rispetto ai livelli di istruzione conseguiti, i giovani confermano ancora una volta il vuoto che esiste tra i risultati del sistema formativo e la domanda di lavoro e il progressivo incremento del fenomeno dell'over education.

GIOVANI "WORKING POOR" - I giovani, aggiunge lo studio del Cnel, sono inoltre più frequentemente working poor, lavoratori a basso salario, che accettano condizioni lavorative che li espongono al rischio di indigenza pur di entrare nel circuito produttivo. Peraltro, la maggiore disponibilità a prestazioni saltuarie e non inquadrate ha determinato la crescita del lavoro nero in tutto il paese.

OVER 55 - Il rapporto del Cnel sottolinea che cresce la partecipazione degli over 55, soprattutto per effetto delle riforme pensionistiche, con le "inevitabili ripercussioni sul turn over" del circuito produttivo: quasi 277mila persone in più rispetto al 2011, dei quali la maggior parte occupati (+ 6,8% rispetto al 2011). Cresce anche il tasso di disoccupazione matura (dal 3,5 al 4,9%), nella quale rientrano gli esodati.

DONNE - L'offerta di lavoro da parte delle donne, aggiunge lo studio, è in aumento, sia rispetto agli anni passati che nei confronti della componente maschile: le donne attive sono ora più del 42% delle forze lavoro (40,5% nel 2007). E soprattutto sono aumentate le occupate: il tasso di occupazione femminile è salito al 41,6% dal 39,7% del 2007 con una crescita dell'1,2% rispetto al 2011 pari a 109mila occupate in più. Tuttavia, continua a persistere il fenomeno della segmentazione di genere, che caratterizza ampiamente il mercato del lavoro: le professioni in cui si concentra la presenza femminile sono poche e poco qualificate.

BILANCIO - Tra il 2008 e il 2012 l'aumento del numero dei disoccupati è di oltre un milione e "l'area della difficoltà occupazionale in senso lato registra un allargamento ben più consistente, giungendo ad aumentare di circa 2 milioni di persone". Secondo il Cnel "si tratta di uno spreco di risorse ingente - si legge nel Rapporto - oltre che di un fenomeno le cui conseguenza sociali sono allarmanti" e "quasi tutto concentrato nel Mezzogiorno". 

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