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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca Bologna

Addio a Cristina, la donna in stato vegetativo da 38 anni dopo un incidente

Cristina Magrini era stata investita nel 1981, a 15 anni, davanti alla sua casa tornando da scuola. Da allora il padre ha lottato incessantemente per il diritto all'assistenza: "La mia storia è diventata il caso opposto rispetto a quello di chi ha lottato per l’eutanasia"

Addio a Cristina Magrini: la donna è morta dopo 38 anni in coma. Dal 1981 era in stato vegetativo pr le drammatiche conseguenze di un incidente stradale quando aveva 15 anni. Era ricoverata da qualche giorno all'ospedale Maggiore di Bologna, il suo funerale si svolgerà sabato a Villa Pallavicini. Per decenni il padre, oggi 86enne, ha lottato per il diritto all'assistenza di chi si trova in casi simili.

Morta Cristina Magrini, in coma dal 1981

Il 18 novembre 1981 venne travolta da un'auto davanti alla sua abitazione mentre tornava da scuola. Entrata in uno stato di coma vigile, di semi-coscienza, non si era più ripresa. Amorevolmente assistita dal padre Romano grazie all'associazione che porta il nome della figlia, qualche anno or sono Cristina ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Bologna da parte del sindaco Virginio Merola. La mamma Franca era morta nel 1992, stroncata da un tumore ad appena 54 anni

Nel suo nome un'associazione per il diritto all'assistenza

Da anni l'associazione 'Insieme per Cristina Onlus' è in prima linea per l'assistenza dei malati in stato vegetativo o in minima coscienza. Nonostante le condizioni della figlia, il padre ha sempre detto no ad altre soluzioni: "Fino a quando le forze mi sosterranno preferisco stare dietro a Cristina piuttosto che portarle i fiori sulla tomba" aveva detto 10 anni fa.

La battaglia di Eluana per scegliere come morire: a che punto è il dibattito sul fine vita

"Lo so bene - dice al Corriere il padre Romano -  che la mia storia è diventata il caso opposto rispetto a quello di chi ha lottato per l’eutanasia. Questo pensiero non mi ha dato pace per tutti questi anni. In vecchiaia è cresciuta la preoccupazione di andarmene prima di lei. Mi sono chiesto «Ho fatto bene a fare così? O l’ho solo fatta soffrire? E alla fine non lo so se ho fatto meglio, ma la verità è che non me la sentivo di ammazzarla, forse se mi avessero trovato un modo legale lo avrei anche fatto. La mia esperienza mi ha portato soprattutto a voler testimoniare come sono costrette a vivere le famiglie che hanno una persona in coma"

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