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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Il cold case / Como

Segregata per giorni in una buca e drogata: così è morta la 18enne Cristina Mazzotti

Con quattro nuovi indagati si riapre il caso che ha scosso l'Italia 47 anni fa

C'è una terza e nuova inchiesta della Procura di Milano, con quatto indagati nella vecchia 'mala' milanese vicina alla 'ndrangheta, sul sequestro a scopo di estorsione che si è concluso con l'omicidio, 47 anni fa, della 18enne Cristina Mazzotti, la prima donna a essere rapita dall'Anonima sequestri al Nord Italia.

I pm milanesi Alberto Nobili e Stefano Civardi avrebbero infatti contestato a 4 persone legate alla 'ndrangheta l'omicidio volontario della 18enne "segregandola in una buca senza sufficiente aereazione e possibilità di deambulazione, somministrandole massicce dosi di tranquillanti e eccitanti" cagionandone così la morte nelle stesse ore in cui il padre pagava il riscatto tra il 31 luglio e l'1 agosto 1975. I quattro indagati sono Demetrio Latella, Giuseppe Calabrò, Antonio Romeo e Antonio Talia, e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Perché si riapre il caso di Cristina Mazzotti

Cristina Mazzotti in un'immagine d'archivio.-2
Cristina Mazzotti in un'immagine d'archivio.

Cristina Mazzotti fu rapita la sera dell'1 luglio 1975 fuori dalla sua villa di Eupilio (Como). Al padre della ragazza, Helios, furono chiesti 5 miliardi di lire di riscatto e dopo un mese l'uomo racimolò 1 miliardo e 50 milioni che pagò. Il primo settembre del '75 una telefonata anonima indicò ai carabinieri di scavare in una discarica di Galliate (Novara), e lì fu ritrovato il cadavere. Cristina era stata uccisa da un cocktail di farmaci.

Un primo processo si concluse a Novara con 13 condanne di cui otto ergastoli a carico di fiancheggiatori ma non degli esecutori materiali del sequestro finito in omicidio. Nel 2007 un'impronta digitale, grazie alla nuova banca dati, fu attribuita Demetrio Latella. Il gip ne respinse per mancanza di esigenze cautelari l'arresto chiesto dalla Procura di Torino, ma Latella ammise di essere stato uno dei sequestratori e chiamò in causa altre due persone. Il fascicolo (passato a Milano per competenza territoriale) fu archiviato nel 2012: prescritti, per varie ragioni, il sequestro di persona e l'omicidio volontario aggravato. Nel frattempo, però, una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione nel 2015 aveva indicato imprescrittibile il reato di omicidio volontario. Un esposto è stato quindi riproposto da Fabio Repici, già avvocato della famiglia Mazzotti e poi parte civile per la famiglia del magistrato torinese Bruno Caccia ucciso nel 1983 in un delitto nel quale per Repici avrebbe avuto un ruolo Latella.

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