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Sabato, 15 Giugno 2024
Sulla pelle del pazienti / Reggio Calabria

"Farmaci sbagliati ai malati di cancro solo per uno spazio sulle riviste mediche", sospesi ex primario e vice

I due medici dell'Unità operativa complessa di oncologia del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria interdetti per 12 mesi. Contestate anche truffe all'Aifa e alla Pfizer

I pazienti oncologici usati come "strumento" per ottenere pubblicazioni su riviste mediche anche dando loro farmaci sbagliati e registri gonfiati per intascare rimborsi extra non dovuti. Così avrebbero agito l'ex primario dell'Unità operativa complessa di oncologia del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria (in carica fino allo scorso settembre) Pierpaolo Correale e il suo vice, Rocco Giannicola. Sono accusati somministrazione di farmaci guasti, falsità materiale e ideologica, abuso d'ufficio e truffa. Il gip Caterina Catalano, accogliendo la richiesta della Procura diretta da Giovanni Bombardieri, ha sospeso per dodici mesi i due professionisti.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nas (nucleo antisofisticazione) e l'operazione è stata denominata "Narciso". A fare accendere i riflettori sulla gestione del reparto di Oncologia del più grande ospedale della Calabria è stata la denuncia di un dirigente medico che ha rilevato delle anomalie sul diario clinico di un paziente oncologico. Nell'indagine sono indagate altre sette persone. I militari hanno eseguito intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno poi sequestrato e analizzato oltre 300 cartelle cliniche. 
Secondo l'accusa i due medici hanno somministrato, tra il 2017 e il 2018 a 13 pazienti affetti da neoplasie, "farmaci nell'ambito di terapie e protocolli sperimentali in assenza di autorizzazione o per patologie diverse da quelle previste nelle linee guida e senza un adeguato consenso degli stessi pazienti". 

Non solo. "In concorso con la direttrice e il responsabile dell'unità farmaci antiblastici della farmacia ospedaliera  - si legge nella nota dei carabinieri - attestavano nel registro Aifa predisposto per i 'farmaci innovativi', dosaggi superiori del farmaco Nivolumab rispetto a quelli realmente somministrati ai pazienti e patologie differenti da quelle reali, al fine di ottenere a spese dell'Erario, quantitativi maggiori del predetto farmaco poi dispensati a pazienti privi dei requisiti richiesti per la rimborsabilità del farmaco". 

Lo scopo di tutto ciò sarebbe stato quello di "divulgare i risultati delle prassi cliniche da loro portate avanti tramite pubblicazioni scientifiche, così da accrescere la loro reputazione professionale per attrarre società farmaceutiche e organizzatori di convegni". 

Contestata anche una truffa di cinquemila euro ai danni dell'azienda farmaceutica Pfizer, "che avrebbe posto in essere il primario in concorso con altro dirigente medico, una psicologa e il presidente di una onlus, in quanto veniva finanziato un progetto per il sostegno psicologico ai malati oncologici, di fatto mai posto in essere".

Come si legge su ReggioToday, nei mesi scorsi la direzione aziendale non aveva confermato l'incarico di primario a Correale. Il medico aveva fatto ricorso, poi respinto dal giudice del Lavoro.

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