Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Cyberbullismo, parla la prof anti bulli: "Anche la scuola deve sporcarsi le mani"

Con la nuova legge è previsto un docente referente in ogni scuola. Ma sono tanti quelli che già lavorano attivamente ogni giorno. Il racconto di una di loro a Today

Tra i punti chiave della nuova legge sul cyberbullismo approvata in via definitiva e all'unaminità dalla Camera dei Deputati c'è anche il coinvolgimento diretto delle scuole e dei docenti, perché è previsto che in ogni istituto venga individuato un professore con funzioni di "referente" per le iniziative volte a combattere questo fenomeno. Il "docente anti-bulli" dovrà collaborare con le forze dell'ordine, con le associazioni e i centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio. Coinvolti anche i presidi, che dovranno informare subito le famiglie dei minori coinvolti e attuare adeguate sanzioni educative.

Una precisa chiamata in causa nei confronti dell'istituzione scolastica, che però in questi anni non è certo stata con le mani in mano o ha voltato la testa dall'altra parte. In molte scuole sono stati avviati progetti sul cyberbullismo e sono tanti i docenti che si sono già messi all'opera. Gerardina Sera insegna lettere all'Istituto Comprensivo Largo San Pio V di Roma, in zona Aurelio. Docente da più di trent'anni nella scuola media, lei stessa madre di due figli, è coinvolta pienamente in queste questioni, sia all'interno della sua scuola (ad esempio, su incarico del preside ha coordinato la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola promossa dal Ministero dell’Istruzione nell’ambito del Safer Internet Day 2017) sia per se stessa. 

"Il docente-guida è fondamentale, ma devono essere gli stessi ragazzi ad avere competenze e consapevolezza per parlare e diffondere quanto hanno appreso", spiega la professoressa Sera a Today. "Sono una persona attiva, mi piace muovermi e fare qualcosa di efficace - racconta - Tre anni fa ho letto un progetto del Telefono Azzurro dal titolo 'Generazioni Connesse'. Abbiamo coinvolto prima i genitori di una classe seconda con un percorso di formazione, poi siamo passati direttamente ai ragazzi. E' stato avviato così un progetto molto ambizioso, con gli alunni divisi in quattro gruppi di lavoro che hanno lavorato sui pericoli della rete e del cyberbullismo, per preparare loro stessi delle lezioni. I ragazzi sono andati poi a spiegare quello che avevano scoperto in altre classi, sia delle elementari sia delle medie".

Oggi, gli ex alunni di quel progetto continuano a collaborare con la professoressa Sera e, da liceali, vengono a fare lezione ai ragazzi delle medie. "Quando a parlare è un coetaneo, per i ragazzi è diverso, anche se chiaramente non abbiamo la bacchetta magica e non ci facciamo illusioni. Sui 25 ragazzi della classe che ha partecipato al progetto, quelli veramente coinvolti saranno stati sette o otto. E' una goccia nel mare, ma è anche qualcosa che può essere replicato e diffuso". 

Si ritiene a volte che quello che accade "fuori dal cortile" non debba riguardare la scuola, ma non è così, secondo la professoressa Sera: "L'istituzione scuola vive la società nella sua pienezza e necessità". Anzi, le nuove tecnologie - smartphone, tablet, social - dovrebbero trovare più spazio all'interno della scuola. "L'uso del cellulare a scuola non dovrebbe essere proibito: dovrebbe essere invece governato dal docente. I divieti non hanno mai giovato a nessuno, men che meno agli adolescenti. Come scuola, non possiamo pensare di restarne fuori. C'è un prima e un dopo, ma i ragazzi conoscono solo il dopo. Soltanto noi, che sappiamo com'era il mondo prima, possiamo aiutarli". 

cyberbullismo ansa centimetri-2

L'impegno di Gerardina Sera, e di tanti insegnanti come lei, smentisce la "vulgata" che vorrebbe i professori immobili e incapaci di attivarsi per far fronte ai cambiamenti. "Anche noi docenti abbiamo necessità di capire, per non diventare autoreferenziali. Ci troviamo ad agire in queste complessità e dinamicità repentine, modificandoci noi stessi per primi. Anche le lezioni devono essere diverse, sennò vince la noia, e non possiamo non tenere conto dei loro problemi. Insegno loro grammatica, storia e letteratura, ma devo cercare di calarli dentro il loro mondo, senza negare l'esistenza di questi problemi".

Ma se la scuola non può chiamarsi fuori, neanche le famiglie possono permettersi di chiudere gli occhi. "Professionalmente, noi docenti abbiamo maggiori capacità per intendere certi progressi, per questo dobbiamo lavorare sulla sensibilizzazione. La scuola però non può fare tutto. Io, come docente, non posso e non devo per legge arrivare oltre un certo limite. La famiglia è in crisi, lo dicono tutti, ma resta fondamentale". 

"La scuola si deve sporcare le mani con questa realtà - conclude la professoressa - perché è la scuola che crea il cittadino, quello globale ma anche quello digitale". 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Cyberbullismo, parla la prof anti bulli: "Anche la scuola deve sporcarsi le mani"

Today è in caricamento