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Martedì, 25 Gennaio 2022
CRONACA / Brescia

Muore dopo il parto, 3 medici a processo: "Sepsi scambiata per depressione post-partum"

Prima la corsa disperata in ospedale fino a Cremona per partorire, dove il bimbo era nato morto, poi un nuovo dramma. Il primario e i medici sono accusati di omicidio colposo: avrebbero scambiato i sintomi di una pericolosa infezione per quelli della depressione post-partum

Rusi Slavov non sa darsi pace. Nel giro di una settimana ha perso il figlio Cristian, nato morto, e la moglie Daniela, uccisa da una "sepsi batterica sfociata in shock settico irreversibile".

Secondo la Procura di Cremona, mamma Daniela avrebbe potuto essere salvata se solo i medici non avessero scambiato i suoi sintomi per quelli di una depressione post partum. Per questo sono stati rinviati a giudizio Aldo Riccardi, primario di Ginecologia all'ospedale Maggiore, e i ginecologi Tazio Sacconi e Alberto Rigolli con l'accusa di omicidio colposo "in cooperazione tra loro". Il prossimo 11 fefbbraio inizierà il processo in cui Slavov si è costituito parte civile. La triste vicenda è stata ricostruita dal quotidiano La Provincia di Cremona.

LA CORSA DISPERATA IN OSPEDALE - Slavov, liutato con bottega nella città dei violini, e sua moglie era già genitori di due bambini, entrambi nati all'ospedale di Gavardo, in provincia di Brescia. Proprio qui, la mattina del 30 dicembre 2013, i due si sono recati per la visita e il parto programmati. Poi la terribile scoperta: il cuore del piccolo Cristian si è fermato, il feto è morto. L'unica è una corsa disperata verso l'ospedale di Brescia per il parto. Slavov carica la moglie in auto e imbocca l'auostrada. Ma la tensione è altissima e l'uomo, come racconta il suo avvocato Michela Soldi, "preso dal panico, anziché uscire a Brescia ha tirato dritto per Cremona". Alle due del pomeriggio, la coppia arriva finalmente al pronto soccorso dell'ospedale Maggiore, dove Daniela viene fatta partorire.

I SINTOMI, POI LA TRAGEDIA - "Al di là dello choc, la signora ha subito detto al marito che ‘non stava in piedi’, che aveva forti dolori muscolari", racconta l'avvocato Soldi. Dolori che continuano anche nei giorni successivi al parto, mentre secondo l'accusa i medici pensano che la donna soffra una depressione post-partum, sottoponendola a una consulenza neurologica, psicologica e psichiatrica. Per l’avvocato di Slavov, scrive ancora La Provincia, “i valori della PCR si alteravano sempre di più”, una chiara indicazione di “una sepsi in atto”. Secondo il pubblico ministero Saponara, c’erano "chiari segni clinici e laboristici che consentivano l’anticipazione diagnostica, già almeno 48 ore prima del decesso, della condizione di sepsi in atto allorché lo stato di sepsi non era ancora aggravato dalla compromissione dell’organo (sepsi grave) allorquando un trattamento conforme alle linee guide avrebbe potuto controllare la malattia e impedire la morte della paziente". Questo è quello che si legge nelle due pagine del capo di imputazione nel quale il pm contesta al primario e ai due ginecologi, "in veste di medici di guardia" che il 3 e 4 gennaio avevano in cura la donna presso il reparto, una serie di negligenze.

LE ACCUSE - I medici avrebbero lasciato la donna in una condizione di "oggettivo difetto di assistenza", non avrebbero tenuto conto dello "stato di astenia e dolori diffusi" che fanno parte del "corredo sintomatologico della sepsi", omettendo poi la ripetizione degli esami di emocromo e PCR, un proteina, "già signitificatamente alti il giorno prcedente". In pratica, il sospetto di sepsi, già formatosi nella giornata precedente, "non riceve la dovuta attenzione che le condizioni della paziente richiedevano". Il 4 gennaio "vengono ripetuti esclusivamente emocromo e PCR, mentre nessun esame viene associato per verificare una eventuale compromissione d’organo in atto", senza che i risultati diano una "valutazione clinica malgrado la loro persistente risalita e la loro rilevanza diagnostica". Il 5 gennaio Daniela viene trasferita in rianimazione, dove poche ore dopo si aggrava. Trasferita in terapia intensiva il 6 gennaio, la donna muore alle 14.57. (da BresciaToday)

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