Domenica, 20 Giugno 2021
Carceri / Ancona

Detenuto morto in cella: doveva sottoporsi a frequenti visite in ospedale

Secondo i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Ancona, Daniele Zoppi non sarebbe stato incompatibile con il regime carcerario, eppure in un'ordinanza si dice che il detenuto avrebbe avuto bisogno di frequenti visite negli ospedali locali

ANCONA - Daniele Zoppi, il 34enne anconetano morto nel carcere di Montacuto lo scorso 23 luglio, aveva più volte richiesto una sospensione della pena per motivi di salute. L'ultimo no appena pochi giorni prima del decesso, il 13 luglio.

Nell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Ancona si legge che Zoppi necessitava di frequenti contatti con i presidi sanitari territoriali a causa proprio delle sue condizioni di salute ma i giudici hanno rigettato la richiesta di scarcerazione perché, come ricostruisce AnconaToday, nonostante un peggioramento, il quadro clinico di Zoppi non sarebbe stato tale da giustificare il rinvio facoltativo della pena. Le condizioni di Zoppi, secondo il Tribunale, non era compromesse al punto da non rispondere più alle cure disponibili: il 34enne poteva benissimo essere curato in carcere ma doveva essere seguito all'interno di adeguate strutture sanitarie (anche penitenziarie se ritenuto necessario dal medico della casa circondariale) per sottoporsi ad adeguati esami, come sottolineato nella stessa ordinanza. Esami che però non sono mai arrivati perché lo scorso 23 luglio Zoppi si è sentito male nella sua cella ed è morto.

Il suo avvocato Luca Bartolini ha chiesto che sia fatta luce sulla vicenda e ha depositato un esposto alla Procura di Ancona che, nel frattempo, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti. Bartolini è convinto che Daniele Zoppi non fosse compatibile con il carcere non solo perché bisognoso di cure ma anche perché nel carcere avrebbe vissuto una condizione contraria alla dignità umana: il giovane era patologicamente obeso, nel 2014 era stato operato all'anca destra dopo un incidente e soffriva di stenosi a livello spinale con varie ernie, tanto da non aver perso in parte la sensibilità alle gambe. Daniele Zoppi era arrivato al punto di riuscire a stare a mala pena in piedi, costretto a vivere su una sedia nella sua cella, senza potersi mai alzare né per l'ora d'aria né per una doccia. (da AnconaToday)

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