Martedì, 28 Settembre 2021
Omicidi

Budrio, cosa sappiamo sull'omicidio di Davide Fabbri

Il principale sospettato, Igor Vaclavic, è un ex militare russo con precedenti per rapine e latitante dal 2015. La pistola usata potrebbe essere la stessa rubata ad una guardia giurata solo tre giorni prima del delitto. Il punto sulle indagini

Sabato 1 aprile. 21.30. Un uomo con indosso una tuta mimetica e il volto coperto da un passamontagna entra nel bar tabacchi Gallo, a Riccardina di Budrio, nel Bolognese. Tra le mani stringe una doppietta da caccia.

Nel locale a quell’ora ci sono solo il gestore, Davide Fabbri, 52 anni, e due avventori seduti ad un tavolino. L’uomo appena entrato non scherza: vuole i soldi dell’incasso. Il barista reagisce: riesce ad afferrare la canna del fucile del bandito e a spostarla verso il basso. Parte un colpo che rimbalza a terra e sfiora uno dei clienti. I due si trascinano nella cucina del bar che comunica con il piano di sopra: qui il rapinatore estrae dalla tasca una pistola semiautomatica ed esplode un colpo che centra il 52enne in pieno petto. Davide Fabbri muore all’istante.

Nel frattempo nel bar è arrivata anche la moglie dell’uomo ucciso. Prima di uscire il bandito minaccia anche lei puntandole una pistola alla gola. Una volta fuori però ci ripensa. Con freddezza criminale riguadagna la porta, rientra nella saletta dove giace Fabbri e si riprende pure il fucile che era caduto a terra. Poi sparisce nel nulla. Sembra la scena di un thriller, eppure è quello che è successo sabato sera in un paese di 18mila anime alle porte di Bologna.

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IL PUNTO SULLE INDAGINI

Le indagini partono subito: il sospettato numero uno è Igor Vaclavic, 40anni, detto il "russo", ex militare (forse nell’Armata Rossa) con la passione per le armi. Vaclavic ha alle spalle una lunga carriera criminale: nel 2010 finì in galera per una serie di rapine eseguite usando un’accetta nella zona di Argenta. Cinque anni dopo, una volta scarcerato, è riuscito a mettere a segno almeno cinque o sei rapine sempre nel Ferrarese. Da allora Vaclavic è latitante. Il suo identikit, secondo i testimoni, sembra corrispondere a quello del killer entrato in azione a Budrio: fisico corpulento, altezza compatibile con quella dell’assassino. Ma per il momento contro "il russo" non ci sono altre prove e i carabinieri continuano a indagare a tutto campo. Di certo il killer è un criminale professionista capace di maneggiare bene le armi. Un criminale spietato: "Non ho visto alcuna pietà per noi nei suoi occhi", ha raccontato ai giornali la moglie del barista ucciso. (In basso Igor Vaclavic).

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Il GIALLO DELLA PISTOLA

Il delitto di Budrio potrebbe essere collegato ad un altro episodio avvenuto solo tre giorni prima ad Argenta (Ferrara), quando un bandito ha sparato alla Panda di una Guardia Giurata della Securpol per farlo sdraiare a terra e rubargli la pistola, una Smith & Wesson 9x21 color argento. Un’arma molto simile a quella usata dal killer di Budrio, dicono i testimoni. Se sia la stessa lo diranno solo gli esami balistici sui bossoli repertati. La Guardia Giurata ha però già visionato le immagini - purtroppo sfocate - registrate dalle telecamere di videosorveglianza e sembra aver riconosciuto sia l’uomo che lo ha aggredito che quell’arma. "Un rambo" - così lo avrebbe descritto agli inquirenti, scrive La Nuova Ferrara - capace di tenere "un fucile pesante circa tre chili puntato alla testa del malcapitato con una sola mano, mentre con l’altra parlava al telefono con il compare". 

LE TRACCE DI SANGUE

Allo stato attuale delle indagini, l’unico elemento che potrebbe chiudere il caso è rappresentato dall’analisi delle tracce ematiche repertate sulla scena del crimine. I Ris di Parma, in particolare, avrebbero trovato una chiazza di sangue fuori dal locale che potrebbe appartenere al killer. Se si tratta di un pregiudicato, un semplice confronto con le banche dati potrebbe mettere la parola fine al giallo. Ma la caccia per ora è ancora aperta. 

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