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Domenica, 14 Aprile 2024
La storia / Lecco

Davide, disabile dopo un incidente sul lavoro: "Aspetto un risarcimento da quasi 20 anni"

Il caso di Davide Rusconi, 37enne di Casargo, in provincia di Lecco, paraplegico dal 2006, dopo una caduta avvenuta in un cantiere edile. Nonostante le cause vinte, probabilmente non vedrà mai quanto gli spetta: "Ormai ho perso le speranze, ma vado avanti con il sorriso"

Nel 2006 Davide aveva 21 anni, una vita davanti e un lavoro stabile. Un impiego come muratore che gli avrebbe consentito di costruire e realizzare i suoi progetti, sogni infranti quel maledetto giorno di 17 anni fa, quando una caduta sul lavoro ha costretto il giovane su una sedia a rotelle. Un evento traumatico che avrebbe stravolto chiunque, ma non Davide Rusconi, oggi 37enne di Casargo, in provincia di Lecco, sempre con il sorriso sul volto, anche di fronte ad un risarcimento mai arrivato completamente e che, con tutta probabilità, non arriverà mai. Una storia di ingiustizia, ma anche e soprattutto di enorme coraggio.

L'incidente sul lavoro nel 2006

Come raccontato da Davide a Today.it, tutto è iniziato quel maledetto giorno di 17 anni fa: "Era il 3 luglio del 2006, avevo 21 anni, e lavoravo come muratore presso una ditta edile di Casargo, la stessa in cui mio padre prestava servizio da oltre 25 anni. Mentre smontavo un ponteggio non a norma sono caduto da un'impalcatura, anche a causa della carenza di precauzioni e strumenti di sicurezza, che il datore di lavoro non ci aveva fornito". Il giovane si salva per miracolo, ma la diagnosi dei medici non lascia scampo ad interpretazione: "Lesione del midollo - racconta Davide - Mi sono spaccato la schiena e sono rimasto paraplegico. Dopo l'incidente sono stato un mese all'ospedale San Raffaele, dove sono stato operato, poi sono stato trasferito al Morelli per la riabilitazione. Da quel giorno la carrozzina è diventata le mie gambe e io mi sono ritrovato a dover affrontare una nuova vita".

Già, una vita cambiata completamente da un giorno all'altro, che Davide ha affrontato con coraggio, come la battaglia legale che è venuta dopo l'incidente: "Poi c'è stato il processo - spiega il 37enne - Ho vinto tutte le cause e il giudice ha stabilito che dovevo essere risarcito con una cifra non indifferente, parliamo di centinaia di migliaia di euro. Ma le cose non sono andate in un altro modo. L'ex proprietario ha cambiato il nome alla ditta e l'ha intestata al figlio insieme alla maggior parte dei suoi beni, immobiliari e non". Un escamotage che avrebbe reso inattaccabili i beni in questione, costringendo Davide ad accettare proposte "alternative": "Mi hanno dato soltanto una minima parte della somma stabilita dal giudice, poi mi hanno offerto una casa diroccata e inabitabile, quella in cui era avvenuto il mio incidente e alcuni terreni inutilizzabili. Offerte che non ho voluto accettare, ma che comunque non avrebbero mai raggiunto la somma che mi spetta, pari a circa 600mila euro. Sappiamo come funziona la giustizia in Italia - commenta affranto - si spendono un sacco di soldi per fare i processi e poi la vittima la prende in quel posto".

Il risarcimento che non arriverà mai

Dopo il danno, grave e irreparabile, pure la beffa, anche questa praticamente "senza uscita": "Dopo 17 anni ho perso le speranze. Ho preso la minima parte che mi è stata data, ma mancano ancora centinaia di migliaia di euro che non vedrò mai. Ormai non posso fare più nulla, non esistono altre strade che posso intraprendere per ottenere il risarcimento". Eppure, nonostante l'incidente che lo ha costretto su una carrozzina e l'ingiustizia per il mancato risarcimento, Davide non si è mai dati per vinto, anzi: "Quando sono tornato a casa dall'ospedale ho dovuto inventare una nuova vita. Mi sono subito attivato per ottenere la patente di guida, così da potermi spostare in autonomia. Poi nel 2011 ho anche aperto una tipografia che ho gestito per oltre 10 anni. Un modo per rendermi utile per la comunità di Casargo e per tenere occupata la mente".

Davide ha continuato anche a portare avanti le sue grandi passioni, la fotografia e il calcio, senza dimenticare il collegamento con la sua terra e con il tessuto sociale: nel 2016 ha fondato il gruppo dei Ragazzi del falò di Casargo, una tradizione vecchia di almeno 300 anni che prevede di accendere un grande falò il giorno della Vigilia di Natale: "Si tratta di un'usanza che io seguo fin da quando avevo 8 anni. Ricordo che ogni anno si attendeva quello successivo soltanto per accendere il falò. Adesso siamo un bel gruppetto, insegniamo ai giovani il rispetto per il prossimo". "Nel 2019 - ha aggiunto il 37enne - ho avuto anche modo di realizzare un mio sogno: pubblicare un libro a fumetti, una sorta di fotoromanzo, che racconta il rito centenario del falò, con foto d'epoca e moderne e una storia proposta in maniera goliardica questa tradizione".

Il coraggio di Davide: "Vado avanti col sorriso"

Sogni e passioni più forti anche della fortuna e dell'ingiustizia, come lo stesso Davide, in grado di affrontare con coraggio l'incidente e le sue conseguenze: "All'inizio è dura, torni a casa dall'ospedale e non sai cosa troverai. Ma la vita va affrontata con il sorriso, c'è chi crolla e chi va avanti: non è una carrozzina che ti ferma, non sono le persone o le barriere architettoniche, ogni ostacolo può essere superato. Nonostante le difficoltà piccole o grandi come la mia, i sogni si realizzano. Bisogna godersi e vivere al meglio la vita che ci è concessa, regalare un sorriso a chi ci sta attorno, tutti i giorni. Bisogna scherzare, anche sulle sfortune della vita e ringraziare ogni giorno le persone che ci stanno vicino. Perché senza l'amore di mio padre e mia madre, senza mia sorella e i miei tre nipotini, e senza la vicinanza degli amici che non mi hanno mai abbandonato, tutto questo sarebbe stato senza dubbio molto più difficile". Una ricetta per la vita perfetta non esiste, ma anche quando questa è ingiusta e dolorosa, come insegna Davide, il sorriso è sempre l'arma migliore. 

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