Domenica, 24 Ottobre 2021
Crisi economica

"Lo Stato non paga i debiti: le imprese chiudono"

In quattro anni, il numero di fallimento delle imprese vittime dei ritardi o dei mancati pagamenti da parte dei committenti pubblici e privati è salito del 114%. Dal 2008 ad oggi, 15 mila imprese hanno chiuso "per colpa dello Stato"

Come se non bastasse la crisi, a fare chiudere le aziende ci pensa anche lo Stato. Tra il 2008 ed il 2012, infatti,  sono più che raddoppiati, +114%, i fallimenti delle imprese vittime dei ritardi o dei mancati pagamenti da parte dei committenti pubblici e privati. Per la Cgia di Mestre, il debito della Pa nei confronti delle imprese è di circa 120 miliardi, nonostante le stime di Bankitalia si fermino "solo" a 90 miliardi.  

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"Si tratta di una foto scattata il 31-12-2011, ovvero più di un anno e mezzo fa - spiega Bortolussi segretario della Cgia - nella quale non sono comprese le aziende con meno di 20 addetti che sono il 98% del totale delle imprese italiane. Nella ricerca, inoltre, non sono state coinvolte le imprese che operano nella sanità e dei servizi sociali dove, storicamente, si annidano i ritardi di pagamento più eclatanti. Alla luce di questi elementi, riteniamo che l'ammontare dei debiti scaduti stimato dalla Banca d'Italia sia sottodimensionato di circa 30 miliardi". Da qui, appunto, i 120 miliardi "reclamati" dalla Cgia. 

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Bortolussi, però, chiarisce: "Sarebbe ingeneroso prendersela con chi ci governa. Il mancato pagamento dei debiti è un problema che parte da lontano. Anzi, dobbiamo ringraziare il governo Monti e quello di Letta per aver messo al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica questa anomalia tutta italiana. Tuttavia, bisogna accelerare i tempi di pagamento, altrimenti con soli 20 miliardi euro a disposizione annui, questi 120 miliardi di debito saranno onorati non prima del 2018".

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E, evidentemente, tutto questo tempo non c'è. Dal 2008 ad oggi, infatti, secondo le stime della Cgia di Mestre, 15mila imprese hanno chiuso per i mancati pagamenti delle P.A. Se a questo, poi, si aggiunge il periodo di crisi interminabile, il gioco è fatto. Per Bortolussi, infatti,  "oltre ai ritardi nei pagamenti, hanno concorso sicuramente alla chiusura di queste attività anche gli effetti nefasti della crisi, come il calo del fatturato dovuto alla contrazione degli ordinativi e il deciso aumento registrato in questi ultimi anni dalle imposte e dai contributi, oltre alla forte contrazione nell'erogazione del credito che ha caratterizzato l'azione degli istituti di credito nei confronti soprattutto delle piccole imprese". 

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