Lunedì, 14 Giugno 2021
Il pm: "Concreto pericolo di fuga degli indagati" / Verbano-Cusio-Ossola

"Pena elevatissima per condotta sconsiderata": il decreto di fermo dei presunti responsabili della tragedia del Mottarone

In stato di fermo Luigi Nerini, Enrico Perocchio e Gabriele Tadini, rispettivamente amministratore unico, direttore di esercizio e capo servizio della funivia crollata domenica scorsa causando la morte di quattordici persone

"Gabriele Tadini, capo servizio della funivia del Mottarone, ha ammesso di avere deliberatamente e ripetutamente inserito i dispositivi blocca freni (forchettoni), disattivando il sistema frenante di emergenza". Una condotta di cui erano stati "ripetutamente informati" Enrico Perocchio e Luigi Nerini, direttore di esercizio e amministratore di Ferrovie del Mottarone, che "avvallavano tale scelta e non si attivavano per consentire i necessari interventi di manutenzione che avrebbero richiesto il fermo dell'impianto, con ripercussioni di carattere economico". Lo sostiene la procura di Verbania nel decreto di fermo dei tre ritenuti al momento i principali responsabili dell'incidente della funiva del Mottarone che ha causato la morte di 14 dei passeggeri e il ferimento del piccolo Eitan che si è salvato solo grazie all'abbraccio del padre..

"I fatti contestati sono di straordinaria gravità in ragione della deliberata volontà di eludere gli indispensabili sistemi di sicurezza dell'impianto di trasporto per ragione di carattere economico e in assoluto spregio delle più basilari regole di sicurezza finalizzate alla tutela dell'incolumità e della vita dei passeggeri".

Secondo la ricostruzione della Procura la rottura della fune trainante della funivia del Mottarone, per cause ancora da accertare, ha fatto sì che la cabina numero 3 in prossimità della stazione finale di Mottarone, "invece di arrestarsi sospesa alla fune portante come avrebbe dovuto fare, se fossero stati rimossi i forchettoni rossi cosiddetti blocca freni" ha iniziato a scivolare all'indietro, scendendo a folle velocità verso valle, in direzione Stresa, località Alpini e, dopo aver raggiunto il pilone numero 3 della tratta Alpino-Mottarone, "si sganciava dalla fune portante, schiacciandosi a terra e rotolando a valle sul pendio fortemente scosceso, fino a quando impattava contro un albero".

Secondo la procura l'incidente  ha comportato la "morte immediata sul posto per politraumatismo contusivo-fratturativo con emorragia" di 13 turisti a bordo. Il piccolo Mattia di 6 anni è morto alle 19.15 di domenica 23 maggio all'ospedale Regina Margherita di Torino dove è ricoverato l'unico sopravvissuto della tragedia. 

Funivia del Mottarone, il decreto di fermo

Come appurato dalla procura l'inserimento dei forchettoni ha portato alla disattivazione del sistema frenante di emergenza destinato a entrare in funzione ed arrestare la corsa della cabina della funivia in caso di pericolo ed in particolare di improvvisa rottura della fune trainante.

La scelta deliberata - come scrive la procura in uno dei passaggi del decreto di fermo - è stata presa per "ovviare ai problemi da tempo manifestatisi al regolare funzionamento del sistema frenante".

Luigi Nerini l'amministratore unico delle Ferrovie del Mottarone che gestisce l'impianto della funivia, Gabriele Tadini caposervizio responsabile dell'impianto ed Enrico Pericchio ingegnere e consulente esterno sono in stato di fermo con l'accusa di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e omissioni di cautele. La decisione del fermo è stata presa dalla procura di Verbania per il "pericolo concreto" di fuga degli indagati. 

I magistrati sottolineano come la decisione di inserire il forchettone sia stata presa per "motivi economici" per evitare lo stop dell'impianto. Una "sconsiderata condotta" che "ha determinato" la "morte di quattordici persone e lesioni gravissime a un minore di cinque anni". In caso di accertato riconoscimento delle responsabilità per gli imputati la pena detentiva sarebbe "elevatissima".

Leitner Spa si costituisce parte civile

Leitner SpA si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario per la tragedia di domenica sulla funivia Stresa-Mottarone. Lo annuncia la stessa azienda di Vipiteno.

"La manomissione degli impianti di sicurezza che ha portato alla tragica morte di 14 persone - dichiara Anton Seeber, presidente di Leitner SpA - è un atto gravissimo. L'utilizzo dei cosiddetti forchettoni è espressamente vietato con persone a bordo. Per tutelare l'immagine dell'azienda, dei suoi collaboratori e di tutto il settore abbiamo deciso che ci costituiremo parte civile.

"Eventuali risarcimenti - annuncia la Leitner - verranno devoluti alle famiglie delle vittime".

Ribadendo di aver "sempre risposto con tempestività a ogni richiesta di intervento da parte del gestore", Leitner ha reso noti gli ultimi due interventi alla Stresa-Mottarone: una società incaricata da Leitner ha effettuato il 30 aprile 2021 (con comunicazione degli esiti datata 3 maggio 2021) controlli ai freni vettura, con verifiche di funzionalità, senza riscontrare problemi e procedendo alla ricarica degli accumulatori delle centraline idrauliche che azionano i freni sulla fune portante. Da quel giorno a Leitner non sono arrivate altre richieste d'intervento e segnalazioni in merito a malfunzionamenti dell'impianto frenante".

La strage delle funivia del Mottarone: le indagini

Il numero degli indagati potrebbe però salire ancora: infatti non è stata ancora disposta una consulenza tecnica per accertamenti irripetibili che richiede la presenza di tutte le parti. Oggi, il consulente del Politecnico di Torino incaricato dalla procura di Verbania di un sopralluogo sul punto della tragedia, verificherà la validità delle tesi degli inquirenti. Un primo passo necessario per rendersi conto del luogo prima che i reperti siano spostati e messi in sicurezza.

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La rabbia dei parenti: "Li avete ammazzati per soldi, nessun perdono"

Oggi si terranno in Israele i funerali dei genitori e del fratellino di Eitan, il bambino di 5 anni unico superstite della tragedia: ieri è stato estubato ed ha riaperto gli occhi. Il piccolo respira da solo ma non è ancora completamente cosciente e resta ricoverato all'ospedale Regina Elena di Torino. Al suo fianco, oltre agli anestesisti e agli psicologici, è presente la zia, che nei prossimi giorni dovrà spiegargli quello che è accaduto. Il piccolo continua ad essere in condizioni critiche ma stabili e – sebbene la situazione continui ad essere delicata – la sua vita non sarebbe in pericolo.

I funerali delle vittime della funivia

Nel primo pomeriggio a Varese i funerali di altre due delle 14 vittime, così come sono attese in Puglia le salme di Roberta Pistolato e Angelo Vito Gasparro. Ma tra i parenti delle vittime cresce la rabbia.

I familiari chiedono giustizia per i tre fermati. "Me li avete ammazzati: non ci sarà nessun perdono", scrive su Instagram Angelica Zorloni, figlia di Vittorio, morto con la compagna Elisabetta e il figlio Mattia di 5 anni. Corrado Guzzetti, zio di Mattia e Angelica, esprime tutto il suo orrore per quanto accaduto: "Fa schifo pensare che siano morti per i soldi, sempre i soldi stanno dietro a tutto". E attacca anche la politica: "Ci hanno detto che si sarebbero fatti i funerali di Stato e che avrebbero pensato a tutto loro, poi si sono rimangiati tutto negandosi al telefono. Sono amareggiato per me e per i miei nipoti e voglio smascherare a nome di tutte le vittime queste promesse da marinaio fatte dalla politica".

A Diamante, il paese di Serena Cosentino - morta con il compagno Mohammedreza Shahaisavandi -, lo zio della 27enne commenta: "Siamo costernati nel sapere che tutto poteva essere evitato e che il dolore di tante famiglie è dipeso dalla superficialità umana".

Il commento: la ridondanza ci salva la vita ma lo dimentichiamo sempre

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