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Giovedì, 20 Giugno 2024
Il delitto / Vicenza

Arrestato il presunto assassino dei coniugi Fioretto: la svolta dopo 33 anni dall'esecuzione

Le piste battute inizialmente si concentrarono sulla professione di avvocato di Fioretto, poi sulla criminalità organizzata del Nord Italia. Un giallo rimasto per decenni senza colpevoli

Ci sono voluti più di 30 anni per sbrogliare i fili del delitto di contrada Torretti, a Vicenza, nel quale furono brutalmente uccisi l'avvocato civilista Pierangelo Fioretto, 59 anni, e la moglie Mafalda Begnozzi, 52. I fatti risalgono alla sera del 25 febbraio 1991: Fioretto stava tornando a casa dal suo studio quando fu freddato con quattro colpi di pistola da qualcuno che lo stava aspettando. La moglie era corsa giù per aiutarlo e a sua volta fu assassinata.

Tra archiviazioni e piste rivelatesi false, l'omicidio è rimasto oscuro per trent'anni. Ora, su richiesta della procura, la squadra mobile di Vicenza ha fermato e arrestato il presunto killer. L'identità dell'uomo non è stata per ora resa nota.

La pistola giocattolo modificata e l'ombra della criminalità organizzata 

A terra, sul luogo del delitto, fu trovata un'arma giocattolo modificata per essere letale. Si trattava di giocattoli manomessi artigianalmente che per anni, prima di essere ritirati dal commercio, furono per anni utilizzati dalle bande criminali.

A coordinare le indagini dal primo momento fu il sostituto procuratore Paolo Pecori. Si scoprì che la mattina prima dell'omicidio due uomini avevano cercato Fioretto in tribunale. Vennero quindi spulciate le carte relative ai casi seguiti da Fioretto, che perito del tribunale specializzato in fallimenti. Le piste inizialmente si concentrarono sui legami con la sua professione; poi emerse l'ipotesi che avesse prestato del denaro a qualcuno.

Gli spunti d'indagine non portarono però a nessun nome e il caso venne archiviato. Fino al 2012, quando le nuove tecnologie permisero di estrarre il dna da uno dei guanti trovati sulla scena del crimine. Il codice genetico fu comparato con quello di uno dei maggiori sospettati, Massimiliano Romano, criminale piuttosto noto nel Nord Italia. I sospetti su di lui erano nati dalla somiglianza con l'identikit di uno dei due assassini e per una pistola modificata simile a quella usata per freddare i coniugi Fioretto. La comparazione con il dna diede però esito negativo e Romano non fu mai formalmente indagato. Fu ucciso in uno sconto a fuoco con i carabinieri mentre aspettava l'esecuzione di una condanna di oltre sei anni per traffico di stupefacenti e detenzione di armi. 

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