Venerdì, 5 Marzo 2021
Milano

"Picchiato in carcere per non farmi testimoniare": indagati dieci agenti penitenziari

L'accusa di un detenuto: sarebbe stato pestato per non farlo deporre in un processo a Velletri contro altre guardie che aveva denunciato

L'accusa gravissima arriva dalle colonne del Corriere della Sera. Un detenuto ha denunciato di essere stato picchiato da alcuni agenti della polizia penitenziaria nel carcere di San Vittore. L'uomo, Ismail Ltaief, tunisino ora cinquantenne, recluso per tentato omicidio, avrebbe dovuto testimoniare in un processo a Velletri perché aveva accusato altri agenti di polizia penitenziaria di aver fatto la "cresta" su una fornitura di cibo. Invece sarebbe stato picchiato dagli agenti, per "impedirgli" di recarsi a testimoniare.

Le percosse sarebbero avvenute il 27 marzo e il 12 aprile del 2017, da parte di dieci agenti. Ltaief viene medicato e si evince che le ferite non sono compatibili con oggetti presenti all'interno delle celle (quindi non se le sarebbe procurate da solo). Il tunisino scrive lettere al gip del suo processo per tentato omicidio e questa (Laura Marchiondelli) non può far altro che trasmettere alla Procura le carte. Il pm Leonardo Lesti e la gip Chiara Valori aprono un procedimento e, nella giornata del 6 novembre, si recano a San Vittore per l'incidente probatorio, durante il quale il tunisino riconosce sette poliziotti riferibili a quei due episodi e altri due senza però inquadrarli in un episodio specifico.  Dieci agenti di polizia penitenziaria del carcere risultano indagati per le due ipotesi di "intralcio alla giustizia" e "lesioni", scrive il CorSera.

Il tunisino, che respinge anche l'accusa di tentato omicidio, in una lettera al Corriere della Sera ha anche raccontato alcuni avvenimenti legati al "bosco della droga" di Rogoredo, che lui dice di avere frequentato non per spacciare eroina ma per acquistarla (nel frattempo è in cura con il metadone per disintossicarsi). 

Secondo quanto lui riferisce, poco tempo prima del tentato omicidio di cui è accusato qualcuno lo avrebbe aggedito sotto casa sua, nel quartiere milanese di Baggio, e avrebbe cercato in tutti i modi di fargli impugnare una pistola, a suo dire per rilasciare le impronte. Tra gli episodi da lui raccontati, lo stupro di una tossicodipendente minorenne da parte di sette persone, che non ha potuto fermare perché - a suo dire - quelli gli avrebbero detto che sarebbe finito così anche lui.

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