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Martedì, 21 Maggio 2024
La storia / Roma

Il caso del detenuto che dorme da quattro mesi senza svegliarsi mai

La storia raccontata dalla coordinatrice dell'Associazione Antigone, Susanna Marietti: "Ha 28 anni, non mangia, non risponde e non reagisce agli stimoli". Il personale del carcere di Regina Coeli, a Roma, lo ha chiama "il simulatore"

C'è un detenuto nel carcere di Regina Coeli, a Roma, che da ormai quattro mesi non fa altro che dormire, senza che nessuno capisca quale sia la causa. Si tratta di un 28enne originario del Pakistan, che il personale carcerario ha soprannominato "il simulatore". Una storia raccontata su Facebook da Susanna Marietti, coordinatrice dell’associazione Antigone, che nel giugno scorso ha avuto modo di incontrare il detenuto: "In questi mesi ho chiesto notizie, spiegazioni, soluzioni. Ma non sono riuscita ad arrivare a capo di nulla. L’ho incontrato in una stanza di degenza del centro clinico del carcere. Dormiva. O comunque era sdraiato sul letto, a occhi chiusi e immobile. L’infermiere mi ha spiegato che il ragazzo dorme sempre. Lui gli svuota il catetere, gli cambia il pannolone, gli infila un po’ di cibo liquido in bocca che l’uomo deglutisce in maniera meccanica. Gli ho domandato da quanto tempo il ragazzo si trovasse in quelle condizioni. Alcuni mesi, mi è stato risposto".

Nel racconto pubblicato sul blog del Fatto Quotidiano, Susanna Marietti spiega anche l'origine di quel bizzarro soprannome: "Il personale del carcere che mi accompagnava in visita si riferiva a lui con l’appellativo di “simulatore”. Ho chiesto il perché e mi è stato detto che i vari controlli medici – molti, anche esterni al carcere, presso l’ospedale Sandro Pertini dove il ragazzo è stato più volte ricoverato – non hanno mai riscontrato nulla di oggettivo. Ho provato a dire che la simulazione è un comportamento che viene messo in atto intenzionalmente e che nessuno simulerebbe mesi di morte apparente".

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"Il ragazzo - prosegue il racconto - non ha ancora una sentenza definitiva e nelle settimane passate, secondo quanto mi è stato raccontato durante la mia visita, si erano tenute alcune udienze del processo che lo riguarda. Ma il ragazzo dorme. Quando gli viene domandato se intende rinunciare a presenziare in tribunale, lui semplicemente dorme. Non risponde, né tantomeno afferra una penna per firmare il modulo apposito. Dorme e basta. E la presenza al processo è un diritto procedurale che non si può negare se non su esplicita rinuncia. L’uomo veniva quindi adagiato su una barella, portato in tribunale e fatto stare lì, nell’aula dove si teneva l’udienza, addormentato e immobile, con il suo catetere e il suo pannolone, mentre i magistrati facevano il loro lavoro, per poi essere riportato nella sua stanza del carcere".

Un problema serio, a cui ancora non sembra sia stata trovata una soluzione, come sottolinea la Marietti: "Figure apicali del carcere in queste settimane si sono dedicate con grande impegno a cercare di individuare una soluzione praticabile. Ma sembra non esserci. E il ragazzo è lì, che dorme. Da mesi e forse per mesi. “Hai cambiato il pannolone al simulatore?”, “va pulita la cella del simulatore”, “il simulatore deve andare all’udienza”. La colpa non è di nessuno in particolare. Ma in un sistema che può tollerare la presenza dell’uomo che dorme in una cella al centro di Roma c’è qualcosa che non funziona".

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