Venerdì, 26 Febbraio 2021
Palermo

Il giallo dei due cadaveri in fondo alla diga Garcia: sono Stefano e Antonio Maiorana?

Sono svaniti nel nulla il 3 agosto 2007. Alcune settimane fa si è abbassato il livello dell’acqua in provincia di Palermo e sono emersi i resti. La notizia è stata riportata da Salvo Palazzolo su Repubblica. Un cubo di cemento vicino alle ossa: risposte dal Dna

Certezze al momento non ce ne sono. Ma si andrà fino alla fine. Torna in prima pagina un giallo irrisolto da ormai 13 anni, la scomparsa degli imprenditori Stefano e Antonio Maiorana, svaniti nel nulla il 3 agosto 2007. Alcune settimane fa si è abbassato il livello dell’acqua della Diga Garcia in provincia di Palermo– oggi intitolata al giornalista Mario Francese – e sono emersi i resti di due cadaveri, un ammasso di ossa. Vicino alle ossa una corda e a un cubo di cemento. Indagano gli uomini della direzione distrettuale antimafia  e i carabinieri del Ris. Il Dna potrebbe dare delle risposte.

Stefano e Antonio Maiorana: scomparsi nel nulla il 3 agosto 2007

Un altro mistero avvolge i territori che furono il fortino dei Corleonesi. Due cadaveri legati con una corda e un cubo di cemento sono stati restituiti dall’invaso che si trova tra Monreale e Poggioreale. La notizia è stata riportata da Salvo Palazzolo su Repubblica. Il territorio in cui si trova la diga Garcia racchiude in sé numerosi misteri rimasti irrisolti. Risale al 2016 il ritrovamento della cosiddetta “Foiba della Mafia” di Roccamena. Fu una fonte confidenziale, un contadino, ad andare dai Carabinieri, dopo la morte del boss locale di Roccamena. La fonte indicò il luogo esatto in cui scavare per trovare i corpi di almeno 14 persone all’interno di un anfratto nelle campagne. Non se ne è mai venuti a capo.

Ora il giallo della diga. La corda ritrovata sembrerebbe riportare a un periodo più recente rispetto alla foiba. Di qui l’ipotesi Maiorana. Di recente la procura aveva presentato una nuova richiesta di archiviazione dopo ulteriori indagini disposte dal gip Marco Gaeta in seguito all’opposizione della famiglia degli imprenditori. Nel tempo sono stati ipotizzati "non solo due responsabili per la morte dei Maiorana – il costruttore Francesco Paolo Alamia (ormai deceduto) e Giuseppe Di Maggio, figlio del boss di Torretta, Lorenzo – ma anche un possibile movente. Maiorana padre avrebbe ricattato Alamia con un filmino a luci rosse, per fargli cedere le quote di due società che avevano realizzato alcuni immobili a Isola delle Femmine" scrive oggi Repubblica.

L’auto dei Maiorana venne poi ritrovata nel parcheggio dell’aeroporto “Falcone Borsellino”, probabilmente per simulare un loro allontanamento volontario. Occhi puntati sulla diga, che all'epoca fu un grande affare e aveva scatenato gli interessi delle cosche della zona. La verità è ancora molto lontana. I corpi dei due imprenditori, visti per l'ultima volta in un cantiere di Isola delle Femmine, in cui stavano lavorando, non sono mai stati trovati. Dalle indagini emerse che i due non avevano preso alcun volo. Da allora sono state seguite diverse piste, con tanto di alcuni falsi avvistamenti in Spagna.

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