Domenica, 17 Ottobre 2021
Crisi economica

Disoccupati e sfiduciati, sei milioni senza lavoro

La sconfortante fotografia dell'Istat: all’Italia va il primato negativo rispetto alla media europea. Trovare un lavoro resta una chimera soprattutto al Sud e tra i giovani under 34

ROMA - Non solo disoccupati. Se alle persone senza un impiego si aggiungono i cosiddetti "scoraggiati dalla crisi", cioè quegli uomini e quelle donne che non cercano impiego ma sono disponibili a lavorare, oppure lo cercano, ma non sono subito disponibili, l'esercito dei senza lavoro nel nostro Paese raggiunge il numero drammatico di sei milioni.

E' sconfortante il bollettino dell'Istat sulle "forze lavoro potenziali" nel secondo trimestre 2013. Dai dati viene fuori che le persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo sono infatti oltre 6 milioni, se ai 3,07 milioni di disoccupati si sommano i 2,99 milioni di persone che non cercano ma sono disponibili a lavorare (gli scoraggiati sono tra questi), oppure cercano lavoro ma non sono subito disponibili. La crisi economica ha tolto il lavoro e le speranze a sei milioni di persone.

Nel secondo trimestre 2013, secondo la tabella sulle "forze lavoro potenziali", c'erano 2.899.000 persone tra i 15 e i 74 anni che pur non cercando attivamente lavoro sarebbero state disponibili a lavorare. A queste si aggiungono circa 99.000 persone che pur cercando non erano disponibili immediatamente a lavorare. Nel primo gruppo, ovvero gli inattivi che non cercano pur essendo disponibili a lavorare, ci sono quasi 1,3 milioni di persone "scoraggiate", ovvero che non si sono attivate nella ricerca di un lavoro pensando di non poter trovare impiego.

Trovare un lavoro resta una chimera soprattutto al Sud e tra i giovani: su 3.075.000 disoccupati segnati nel secondo trimestre 2013 quasi la metà sono al Sud (1.458.000) mentre oltre la metà sono giovani (1.538.000 tra i 15 e i 34 anni, 935.000 se si considera la fascia 25-34 anni). Se si guarda alle forze lavoro potenziali il Sud fa la parte del leone con 1.888.000 persone sui 2.998.000 inattivi potenzialmente occupabili. Se si guarda alla fascia dei più giovani sono potenzialmente occupabili nel complesso (ma inattivi) 538.000 persone tra i 15 e i 24 anni e 720.000 tra i 25 e i 34 anni con una grandissima prevalenza di coloro che non cercano pur essendo disponibili a lavorare. L'Istat infine individua nell'area della "sotto-occupazione" nel secondo trimestre 2013 circa 650.000 persone, mentre oltre 2,5 milioni di persone sono occupati con un "part time involontario", in crescita di oltre 200.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2012.

DUE CUOCHI PER OGNI OPERAIO - La crisi economica, poi, ridisegna la mappa dell'impiego, almeno secondo l'analisi Coldiretti sulle iscrizioni alla scuola secondaria. E' crollato infatti il numero dei giovani che hanno scelto l'indirizzo industriale a favore del boom delle scuole di enogastronomia, turismo ed anche agraria. Quest'anno - sottolinea la Coldiretti - si sono iscritti alle prime classi degli istituti professionali per le produzioni industriali, la manutenzione e l'assistenza tecnica 21.521 giovani, meno della metà di quelli che hanno optato per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera, che sono stati 46.636, mentre sono salite a 13.378 quelle agli Istituti professionali e tecnici di agraria. Quasi un iscritto alle scuole superiori su 10 ha scelto gli Istituti professionali dedicati all'enogastronomia e all'attività alberghiera per i quali negli ultimi anni - continua la Coldiretti - si è registrata una escalation senza freni tanto che oggi rappresentano oltre il 9 per cento dei totale dei 515.807 iscritti al primo anno delle scuole secondarie. Complessivamente - precisa la Coldiretti - il 49% degli iscritti ha scelto il liceo, il 31,4% gli istituti tecnici ed il restante 19,6% gli istituti professionali. Numeri che confermano anche un recente sondaggio secondo cui il 54% dei giovani preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (21%) o fare l'impiegato in banca (13%).

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