Sabato, 13 Luglio 2024
STORIE DALLA CRISI

Concorrenza sleale e mafiosa: storia di un piccolo imprenditore

Crisi, Pil e debiti e poi anche Cosa Nostra: queste le difficoltà che ha dovuto affrontare un piccolo imprenditore palermitano, la cui ditta concorrente per aumentare la produzione, aveva chiesto aiuto alla mafia

Immaginate di essere un piccolo imprenditore, minuscolo, con una ditta all'ingrosso di carni macellate. Immaginate di lavorare al Sud, dove il Pil non cresce come nelle regioni del nord. Già così sopravvivere è difficile. Ebbene a Palermo succede che alle difficoltà della media e piccola imprenditoria del Mezzogiorno si aggiunge anche Cosa Nostra, facendo concorrenza sleale. Questo è emerso dalla vasta indagine "Apocalisse", un'operazione antimafia che ha fatto luce su una vicenda caratterizzata da pressioni, minacce e violenze ai danni di una ditta attiva nel settore della commercializzazione all'ingrosso di carni macellate.

CONCORRENZA MAFIOSA - La ditta è stata danneggiata da un'impresa concorrente i cui titolari si erano rivolti agli uomini d'onore per trarre beneficio sul mercato. In poco tempo la società vittima, da 30 anni sul mercato, ha visto calare drasticamente il numero dei clienti, che venivano costretti a rifornirsi di merce dalla ditta vicina a Cosa nostra.

Anche il recupero dei crediti vantati avveniva con l'uso della violenza fisica, con minacce rivolte alle imprese rivali per eliminarle da mercato. Tra i metodi utilizzati a tale scopo, rapine in casa, richieste di pizzo, alcuni furti nell'azienda, truffe per decine di migliaia di euro ed infine un atto intimidatorio mediante l'apposizione di una bottiglia incendiaria davanti alla macelleria.

Le indagini hanno dimostrato che tutte le vessazioni, cui la ditta è stata sottoposta, facevano parte di un piano coordinato e pianificato sotto una unica regia, quella di Girolamo Taormina.

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